Il racconto: il giorno del derby

Domenica mattina, un risveglio diverso da quello di sempre, vuoi perchè risvergliarsi a Roma crea sempre un’effetto particolare se poi a tutto aggiungi che è domenica di derby ancora di più. La mente superata la fase dell’intontimento si collega con la realtà e la realtà è tensione pre derby, un pranzo con l’amico Federico, vediamo su sky le partite e ci accorgiamo che le grandi sorprese della stagione Udinese e Napoli perdono, anche la Lazio è una sorpresa, quindi un sorriso, una speranza in più per il derby.Sistemo berrettino e sciarpa ed inizio il viaggio verso l’olimpico degli dei, il tram 8 mi porta fino a largo Argentina e da li aspetto il 628, l’ultimo prima di arrivare allo stadio. Si avverte che il derby è il derby, sull’autobus un gruppo di giovanissimi cantano i cori della sud, speranzosi come me anche se gli anni di differenza sono il doppio ma quasi quasi vedo un posto libero fra loro ma quando decido di ritornare indietro nel tempo, l’autobus fa capolinea a M.llo Giardino.Sono da poco passate le 18, varco i cancelli, tornello Distinti e già sento che la sud batte forte anche se mancano ancora due ore. Prendo posto sul mio compagno immancabile di avventura quel 10s posizionato sulla fila 52 del settore 23as e mi rilasso un po, qualche telefonata agli amici romanisti, Marco ed Ale su tutti e godo quando la sud risponde al provocante coro serie B della nord con un forte "e voi 11 anni in B". Si va avanti cosi per qualche minuto poi una trentina di lacrimogeni fuori creano un po di tensione e di paura ed un pensiero a tutte le raccomandazioni fatte perchè non siano servite a nulla, meno male che tutto prosegue per il verso giusto.Intorno alle 19e50 uno dei momenti piu attesi: il riscaldamento, la sud che incita a gran voce ed i calciatori gradiscono alzando le mani, il tutto sempre fra una diatriba verbale Sud e Nord che diverte ed appassiona.
Un momento di commozione nel ricordare il piccolo Niccolò, rattrista tutto lo stadio senza divisioni come lo striscione della Sud in onore di Gabriele Sandri: "un anno di menzogne,niente cambia per noi, giustizia per Gabriele, uno di noi". Si torna alla realtà del derby che sta per iniziare: formazioni ed inno "roma roma roma" a caricarci ulteriormente ed a prepararci all’evento che sta per iniziare. Le curve al fischio si zittiscono ma si capisce poco dopo, un’intesa programmata ad un anno di distanza dalla tragica domenica in cui perse la vita Gabriele Sandri. Dopo quei cinque minuti surreali, la Sud a gran voce inizia a sostenere nel frattempo la partita era iniziata con le due squadre forse prese d’invidia dal silenzio dei sostenitori si studiano a vicenda.
La tensione è evidente, un po tutto il primo tempo va in questo senso, qualche fiammata e calcio d’angolo conquistato, con l’unica palla goal, quel colpo di testa di Vucinic salvato miracolosamente da Carrizo.
Si va al riposo sullo zero a zero, non tanto soddisfatti ma ricordando le ultime disfatte, il risultato è bene augurante, prima dell’inizio qualche scazzottata in tevere laterale riscalda un po l’ambiente ma tutto ritorna alla normalità con le squadre schierate per gli ultimi 45 minuti.
La Roma parte subito bene, è incoraggiante l’inizio della ripresa soprattutto per gli avanti giallorossi e proprio da questa caparbietà troviamo il goal del vantaggio con un colpo di testa angolato di Julio Baptista che fa esplodere l’Olimpico, un ‘esultanza che chi l’ha vissuta dal vivo la porterà sempre nel cuore e nelle mente.
La gara scorre fra brividi in aerea di rigore, il tempo passa lentamente, c’è paura nei distinti, la Roma arretra, soffre, cerca di ripartire ma un paio di contropiedi che potevano chiudere la gara vengono sprecati, si lotta fino alla fine, 4 sono i minuti di recupero assegnati ma l’ansia li rallenta, sembrano dieci, una sigaretta aiuta a smorzare, il mio vicino di posto me ne chiede una e gliela offro, manca un minuto, la Roma conquista un calcio di punizione, il cronometro scorre, qualche secondo ancora e poi il fischio finale per il boato giallorosso e l’inizio della festa.
Cantiamo con la forza della gioia un Grazie Roma da paura, emozionante quanto commovente, la Roma ha vinto il derby e tutte le parole fatte alla vigilia hanno trovato nei fatti una realtà inconfutabile.
Saluto il mio vicino di posto, con il quale ho condiviso la sigaretta schiaccia tensione e m’incammino verso l’uscita, dopo qualche metro mi fermo e penso: "sto vicino, abbonato perchè è sempre li, con tutte le volte che ci siamo visti, non ci siamo mai salutati alla fine, non abbiamo mai fumato una sigaretta insieme, mi sà che anche questo è l’effetto di vincere un derby".
Mi faccio una corsettina per non perdere il 628 e ritornare verso casa dove mi aspettano gli amici per commentare la gara, la strada c’è e il tempo passa in fretta, sono passate da poco le 23e30 quando il numero 8 mi lascia a Monteverde, a pochi minuti da casa, sono stremato, chi mi ospita l’amico Fede vuole sapere le mie sensazioni, non ho la forza di parlare, vorrei raccontargli un po tutto ma non ce la faccio, gli consiglio di collegarsi a Forza-Roma.com quando io sarò già in sicilia e leggere i miei racconti di un’altra pagina di storia scritta dalla Roma e dalla sua gente.

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6 commenti su “Il racconto: il giorno del derby”

  1. bravo!!! è proprio vero…dopo partite come queste non si hanno le parole per esprimere tutta quella gioia misto rabbia che ci pervade…ma tra romanisti ci capiamo…sappiamo cosa vuol dire gioire dopo aver sofferto…sappiamo cosa vuol dire vincere un derby ma soprattutto in un periodo nero come questo…complimenti a questo tuo pezzo…emozionante…ciao! “A ROMA C’E’ SOLO L’AS ROMA!!! E BAPTISTA LO HA RIBADITO!!!”

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  2. STUPEFACENTE!!!!!!
    Riesce perfettamente ad immortalare tutte le emozioni che vive ed a trasmettermi le sue sensazioni…ma sei sempre cosi passionale?! :3:

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