Diritti TV Serie A, presto le varie società pronte a scontrarsi


Il campionato è appena iniziato ma la questione sui diritti TV che vanno dalla stagione 2015 alla 2021 fanno discutere da tempo. L’advisor incaricato per trovare i possibili acquirenti, ha già annunciato che si raggiungerà un totale complessivo di 5,5 miliardi di euro: 900 milioni a stagione come accaduto dal triennio 2012-2015. Il minimo garantito passerà da 900 a 930 milioni.

Adesso si studierà un piano per la vendita agli utenti del prodotto Serie A e sta chiedendo alla Lega un mandato più lungo dato che difficilmente un altro advisor racimolerebbe cifre più competitive di queste. Attualmente senza il calcio ci sono 1,4 milioni di famiglie abbonate a Mediaset Premium e 2,3 milioni di famiglie abbonate a Sky che rinuncerebbero all’abbonamento alle pay-tv. Il calcio è ancora al centro dei pensieri in Italia ma le società potrebbero aprire una guerra senza confini per spartirsi le varie quote prospettate dall’advisor. Milan e Lazio da una parte, Juventus, Roma, Inter e Fiorentina dall’altra. Perchè il futuro delle squadre medio-alte passa sopratutto dagli incassi dei diritti televisivi.

Photo Credits | Getty Images


LEGGI ANCHE  Migliori e peggiori in Salernitana-Roma tra i giallorossi: tutti gli occhi su Dybala

21 commenti su “Diritti TV Serie A, presto le varie società pronte a scontrarsi”

  1. Oblomov ha detto:

    @aleste85: il nuovo stadio sarà cosi…..e quello che dicevo settimane fa a stirperomanista

    infatti leggevo giorni fa di discussioni simili qui sul sito.
    come dice peter la violenza va estirpata e qui siamo d’accordo… però il folklore per così dire da stadio deve rimanere.
    ho qualche speranza perchè in germania invce mi sembra che , nonostante gli stadi siano nuovi e belli, l’anima della curva sia rimasta. speriamo che anche noi diventi così

    Rispondi
  2. io quando sono stato in inghilterra allo stadio sono rimasto molto deluso.
    secondo me hanno tolto anima alla gente. loro vanno allo stadio come noi potremmo andare al cinema o a teatro. ma non vivono più la partita come facciamo noi.
    dai ma come si fa a chiamare stadio un posto dove se stai in piedi ti fanno sedere e urli di guardano male…

    Rispondi
    • @aleste85: concordo, il tifo da salotto porta allo stadio la gente meno appassionata.
      Il calcio deve rimanere rude, quello da eliminare é la violenza e lasciare la politica fuori dallo stadio.
      La linea italiana é esageratamente severa!

      Rispondi
      • @Peter Pan: ma credo sia più una questione di bussinesss.
        Lo stadio di calcio, diventerà come uno stadio di tennis.
        I prezzi del biglietto aumenteranno, ci saranno poltrone riscaldate e cazzate varie…..

      • @Oblomov: resteremo a casa a guardarle le partite e faremo tutti i buuuuuuu immaginabili contro Balottelli, diremo che Zuniga é uno scimpanzé e che Cuadrado c’ha na faccia da culo.

  3. ho appena letto i commenti sulla diretta

    1 i rolling stones sono patetitici e sono 4 rincoglioniti che vogliono fare i giovanotti
    2 accettate i gusti degli altri
    3 barbarossa fottiti tu, e il tuo idolo minchione

    Rispondi
    • @Oblomov: vabbé i gusti musicali….. ognuno c’ha i suoi.
      dire che i rolling stones sono rincoglioniti pero’ puo’ urtare chi invece li adora.
      Alcune canzoni comunque hanno fatto la storia del rock anche se ora sono dei pensionati viziati.

      Rispondi
      • @Peter Pan: e che ci posso fare……a me sembrano 4 democristiani del cazzo……gira che rigira sempre tra le palle stanno.
        alla fine quello che cantano è pura ipocrisia…..la gente s’è distrutta con la loro musica, loro invece ricconi fricchettoni di merda stanno ancora li.

        off topic

      • @Oblomov: poi non è che uno fa na cosa buona, poi deve rompere il cazzo per 30 anni eh.

        se verametne avessero creduto in quello che cantavano/cantano a quest’ora non si rendevono cosi ridicoli.

    • @Oblomov: e la roba assurda che preferiscono offendere un FRATELLO ROMANISTA per difendere i rolling stones.

      Ma come cavolo si sono ridotti certi tifosi?
      C’è barbagiallo, lo spalatore, che mi ha chiamato cazzaro?
      Lui che chiama a me cazzaro? Proprio lui, che ha spalato merda sulla Roma per due anni……Ti sembra normale Pan Peter?

      Rispondi
  4. Ma oltre a questo.. e gli stadi?
    e il prodotto taroccato fuori dallo stadio?
    La riforma della Lega?
    Via i dirigenti e politici dai palazzi del calcio?
    e le leggi sulla violenza, la tessera del tifoso…?

    se dorme il paese non é soprendente questo scontro.

    Rispondi
  5. OGGI SIAMO TUTTI BOSONI!!!!

    GINEVRA – “Sarebbe un trauma” Peter Higgs aveva sempre detto del Nobel. Oggi, a 84 anni, lo scienziato timido che ha dato il suo nome a una particella cercata per quasi 50 anni e catturata finalmente un anno fa, quel “trauma” lo sta vivendo. La Commissione di Stoccolma ha deciso di assegnare il premio per la fisica a Peter Higgs e Francois Englert per Per i loro studi sul bosone, ribattezzato “la particella di Dio”. L’annuncio è stato dato dall’Accademia svedese delle scienze, in ritardo di oltre un’ora rispetto al previsto. I due scienziati sono stati premiati per “la scoperta teorica di un meccanismo che contribuisce alla nostra comprensione dell’origine della massa di particelle subatomiche”.

    “Il professor Higgs trascorrerà la giornata lontano da casa, in una località che non renderemo nota, e non rilascerà interviste”, ha spiegato alla vigilia Alan Walker, il suo stretto collaboratore dell’università di Edinburgo. Racconterà le sue emozioni in una conferenza stampa non prima di venerdì. Per François Englert invece l’università di Bruxelles aveva da giorni organizzato un ricevimento che doveva restare segreto, ma che ovviamente ha fallito nel suo scopo. Lo spumante era già in fresco da tempo (e la conferenza stampa convocata con discrezione) anche al Cern, il Centro europeo di ricerca nucleare di Ginevra dove il bosone di Higgs è stato effettivamente osservato. Dove cioè l’idea buttata giù da Higgs nel 1964 su un paio di pagine di parole ed equazioni è stata confermata da un mastodontico acceleratore di particelle: il Large Hadron Collider (Lhc).

    Di qualsiasi altra persona si direbbe che oggi staccherebbe il cellulare e spegnerebbe il computer. Ma lo scienziato meglio noto come un bosone di cellulari non ne possiede. “Gli è stato regalato un computer qualche anno fa – prosegue Walker – ma l’apprendimento non è stato semplice. Ora lo usa suo nipote”. Nella sua casa di Edinburgo non trova spazio nemmeno un televisore. “Il professor Higgs adora la musica classica e ha un vecchio impianto a valvole. L’arte in generale lo appassiona. Per scrivere usa ancora carta e penna. Seguire tutti i dettagli della fisica odierna per lui è diventato difficile, anche se ha più volte visitato il Cern ed è rimasto impressionato”. L’acceleratore di particelle più potente del mondo – 27 chilometri di diametro, la capacità di lanciare i protoni lungo una pista a scontro praticamente alla velocità della luce – aveva come suo primo compito quello di dimostrare nella realtà l’eventuale esistenza del bosone che Higgs aveva teorizzato grazie al suo ingegno e a una manciata di equazioni (con gli esperimenti il fisico inglese era sempre stato un disastro, e li aveva abbandonati ai tempi dell’università). Trovata l’ultima particella che ancora mancava all’appello fra i costituenti elementari della materia (l’annuncio della scoperta del bosone di Higgs è stato fatto al Cern il 4 luglio 2012), per il fisico timido che nel frattempo si era ritirato a vita privata si sono spalancate le porte del Nobel.

    La scelta del fisico di Edimburgo in realtà non è stata scevra da controversie. Alla sua scoperta Peter Higgs è infatti arrivato grazie a una serie di circostanze fortuite. Il suo studio iniziale, scritto nel luglio del 1964, fu infatti respinto dall’editore di Physics Letters, che per ironia della sorte lavorava proprio al Cern, e che consigliò a Higgs con disprezzo di inviare la ricerca a Il Nuovo Cimento, una rivista italiana non specializzata. Offeso ma non scoraggiato Higgs spedì lo studio alla rivista rivale: l’americana Physical Review Letters. Il giorno in cui l’articolo di Higgs arrivò per posta, nel settembre del 1964, la rivista aveva appena pubblicato uno studio molto simile dei due scienziati belgi François Englert e Robert Brout (morto nel 2011). I due ricercatori di Bruxelles avevano battuto Higgs sul tempo nel descrivere come mai le particelle elementari sono dotate di massa. Ma Higgs aveva nel frattempo aggiunto un paragrafo finale in cui completava tutto il ragionamento teorizzando l’esistenza di una nuova particella. Era nato il bosone di Higgs.

    “Poiché avevo scritto uno studio molto importante, secondo la gente avrei dovuto capire anche quel che è stato scoperto in seguito. Ma non è così. Quando si è trattato di comprendere gli studi di quelli venuti dopo di me, ho iniziato ad affondare” ha spiegato un giorno Higgs, che da allora ha lasciato il palcoscenico della fisica, svolgendo semplicemente il suo lavoro di professore all’università di Edinburgo. L’esistenza della sua particella – per la quale al momento non sono previste applicazioni pratiche – ci spiega però cosa è successo un attimo dopo il Big Bang. Quando la temperatura dell’universo si è abbassata e le particelle elementari hanno iniziato ad acquisire una massa. Anziché schizzare via alla velocità della luce, senza nessuna speranza di interagire fra loro, i mattoni fondamentali della materia hanno rallentato e per effetto della gravità hanno formato combinazioni

    via via più complesse. Fino a far nascere la Terra e gli esseri viventi.

    A proseguire il suo lavoro, andando a scoprire cosa c’è al di là della materia a noi conosciuta, oggi ci pensano nuove generazioni di fisici e un Cern che sta rinnovando i motori del suo acceleratore, per dotarlo di un’energia doppia rispetto a quella sprigionata finora. A Lhc lavorano in circa 10mila, di cui quasi un terzo italiani, coordinati dall’Istituto Nazionale di Fisica.

    Rispondi
  6. La verità è che se il mercato interno ancora tiene botta nonostante la crisi, la serie A ha perso fette di mercato all’estero… in ascesa Premier Ligue 1 e Bundesliga, in flessione Liga e Serie A. Fuori dai nostri confini hanno cominciato a snobbarci e se non si farà qualcosa andrà sempre peggio….

    Rispondi
    • @ecovian:
      i ricavi della serie a sono aumentati in realtà . solo che siamo molto distanti dalla premier. loro hanno un’atmosfera più interessante televismente parlando della nostra. la liga assomiglia più alla serie a da quel punto di vista. però non bisogna esagerare con il valutare poco la serie a secondo me le squadre piccole nostre sono più dure di quelle spagnole ed inglesi

      Rispondi
  7. galliani e lotito ma guarda chi deve comandare il calcio in Italia..per quello si fa figure di merda quando si va a giocare all’estero

    Rispondi

Lascia un commento