Monday Night giallorosso

Entro trafelato e ansimante ma tiro subito un sospiro di sollievo. La Curva è piena piena. Ci sono i soliti. 30-35.000. Sono quelli di sempre, che ci stanno sempre, quelli che giustamente si sentono in diritto di reclamare a gran voce palcoscenici europei per la propria squadra, pur se avviati in un percorso societario ancora poco chiaro… non sulle modalità (ce le hanno spiegate, più o meno) ma sulle finalità (queste ce l’hanno spiegate un po’ meno. Almeno per quanto riguarda la parte dedicata al campo, che si sa, è un aspetto secondario). “Appoggiamo le vostre idee ma la nostra voce merita sfide europee!”. Quelli che non sono schiavi del risultato ma oggi si deve vincere perché dobbiamo approfittare assolutamente dei passi falsi degli altri. Quelli che ieri sera sono usciti cantando “Vinceremo il tricolor!”, solo due settimane, due partite e due gol dopo una delle partite più nere della stagione. Quelli che sono malati al punto giusto da sventolare bandieroni per 90 minuti e quelli che stanno subito dietro e pur di vedere sto sventolio rinunciano pure alla partita… tanto si sa, basta sentire i rumori d’ambiente. E pure quelli che, dannazione, non sono riusciti a fare manco un coro decente contro la tifoseria avversaria perché dall’altra parte erano in 5. Che gusto c’è a fare i cori contro due poveracci che per venire da Genova avranno viaggiato in terza classe col notturno per risparmiare due spicci? Questa storia della carenza di gente che viene da fuori apposta per essere insultata negli stadi avversari deve finire e forse qualcosa finirà da qui a qualche mese. Anche perché adesso il ministro è della Roma, come ha ricordato il Gigi Del Neri dei Ministri, il Baffo del Tonno Insuperabile della politica.

Cianciando di meno e tifando di più, la partita la sblocca subito Osvaldo mentre Garfield si stava ancora infilando i guantoni. Staffilata e schitarrata. Le note di “Highway to hell” diffuse dagli altoparlanti lo devono aver caricato a dovere. Di sicuro carica la Curva che reagisce con grande compostezza e signorilità trasformandosi in un minaccioso cubo di Rubik impazzito. Povero Garfield, una volta era un gran portiere ma si vede che gli anni passano per tutti, specie per questi francesi a cui piace la Borgogna e il fegato grasso intinto nel caffèlatte. Candela, Mexes, Frey… tutta gente che, nella seconda parte della loro carriera, è riuscita nell’incredibile impresa di sembrare più paffuta del nostro Chinotto e a strappare lo stesso contratti milionari nel magico mondo del futebol.

Ottimo, le premesse sembrano esserci tutte. Dopo lo stress del traffico, penso io, ci pensa la Roma a calmarmi. Con la stessa naturalezza di sempre quando si va in vantaggio subito, la Roma si pianta in testa bene cosa vuole fare, e gioca un primo tempo ordinato, con poche (ma pericolose) amnesie. In Curva si canta e si ha la sensazione che il Genoa sia venuto qua a vivacchiare, d’altro canto le conosciamo le squadre di Preziosi. O meglio, non le conosciamo perché cambia giocatori come al fantacalcio di Repubblica. Il giornalista che copre il calciomercato del Genoa, infatti, ha 2 ville a Monaco e una a Chamonix, una squadra di 14 persone che lavorano 37 ore al giorno e non trova 5 minuti per farsi una pelle dal 2005 o comunque da quando Preziosi è diventato “er Valigia”.

Invece la partita prosegue su ritmi non altissimi e io vi racconterei una delle mie infinite bugia se abbozzassi un resoconto su come è andata. Già perché ieri per andare a trovare degli amici ho deciso di diventare uno di quei tifosi con la visuale impallata dallo stradominio dei bandieroni. Praticamente come andare al cinema e scegliersi il posto dietro alla colonna. Ma si sa, alla fine uno in Curva Sud perché ci va? Perché si vede meglio la partita? Perché le scale son sempre libere e perché gli steward sono li ad assecondare ogni tuo piccolo bisogno come in tribuna d’onore? No, noi non siamo quelli della tribuna d’onore, mi dispiace. Nella dichiarazioni dei redditi verremo pure mooooolto dopo, ma a fare i biglietti e a rinnovare gli abbonamenti arriviamo sempre prima. Insomma, le bandiere si abbassano appena Giannoccaro fischia il riposo e finalmente un tizio vicino a me che pare Rain Man si toglie le sue cuffiette e torna tra noi.

Il secondo tempo ricomincia. Ma lo sapevate che due persone da una parte all’altra di una vetrata dello stadio, pur trovandosi a pochi centimetri e potendosi vedere perfettamente non riescono in nessun modo a sentrisi? Questa cosa mi ha mandato talmente al manicomio che mi sono fatto ricoverare a scopo precauzionale nella nuova infermeria del settore famiglie. Inutile dire che con un’iniezione Pic somministratami da un pirla con la maschera di Ciccio di Nonna Papera mi sono rimesso in sesto giusto in tempo per l’inizio del secondo tempo.

L’iniezione pare che non me la sono fatta solo io, infatti, al fischio di Giannoccaro, in Curva la fiducia sprizza da tutti i pori. Gli sbandieratori da Palio ricominciano il loro duro lavoro con spirito di abnegazione e sacrificio, nonostante i benevoli accidenti di qualche folle che invece di ammirare le mille sfaccettature caleidoscopiche del tifo romanista vorrebbe davvero vedere la partita. Questo stolto viene subito messo a tacere da una traversa clamorosa colpita dal Genoa che provoca crisi epilettiche e svenimenti, fino ad arrivare ai sacrifici umani per ingraziarsi la mascotte Romolo prima che questa decida di fare armi e bagagli e trasferirsi a Disneyland a fare le foto coi bambini. Dice che le mance sono molto migliori. Perché non ha parlato con “Grifo”. In tutta la stagione al Ferraris non è riuscito ancora a rimediare due spicci per il caffè.

Insomma la partita continua tra gente cori e urla di incitamento paterni per giocatori che meno hanno reso quest’anno. Jose Angel le sbaglia tutte ma c’è ancora chi ha il gran cuore di incoraggiarlo, Kjaer per la seconda partita di seguito non sfigura tanto che Palacio a un certo punto gli scruta la nuca cercando di scoprire se il danese ci si sia fatto tatuare sopra tre stelline. Certo c’è sempre lo smadonnamento appresso al Maculay Culkin di Lloret del Mar. Non c’è niente da fare. Questa palla non entra più e Garfield può accasciarsi ancora un paio di volte pesantemente a terra facendo tremare lo stadio senza dover raccogliere il pallone dal fondo della rete.

La partita finisce e invece di far partire il solito Grazie Roma (che pure gli altoparlanti diffondono), la Curva se ne resta a cantare “Forza forza grande Roma, vinceremo il tricolor”. Perchè ricordiamoci, puoi fa tutte le rivoluzioni che ti pare ma alla fine siamo sempre noi, i tifosi della Roma.

Photo Credits | Getty Images

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