Terremoto Napoli

NAPOLI – I presunti “comitati d’affari” tra politici e imprenditori trovano casa soprattutto a Napoli. Da qui infatti si propaga il terremoto giudiziario più devastante, in grado di scuotere anche i palazzi romani della politica. Appalti truccati, un fiume di denaro in tangenti ed “aiuti” ad associazioni, telefonate dai toni amicali e fin troppo concilianti nell’ammaestrare voti, emendamenti, delibere. La nuova Tangentopoli coinvolge due parlamentari per i quali la Procura ha chiesto gli arresti: Renzo Lusetti del Pd e Italo Bocchino del Pdl. Ma l’inchiesta passa per il mega-appalto da 400 milioni di euro (mai applicato) per la manutenzione delle strade partenopee, sfiora il Vaticano, torna a Napoli e approda nelle scuole tramite la progettata fornitura “unica” di pasti e servizi, tocca il patrimonio immobiliare ed il bilancio comunale, la pulizia dei locali della Provincia. Filoni che conducono ad un solo nome, quello dell’immobiliarista Alfredo Romeo: il solo finito in cella a Poggioreale ed in centinaia di intercettazioni. A Romeo sono stati sequestrati conti, società e alberghi. Finiti ai domiciliari gli assessori comunali Felice Laudadio e Ferdinando Di Mezza, gli ex assessori Giuseppe Gambale ed Enrico Cardillo, il provveditore alle Opere Pubbliche Mautone, un finanziere che anticipava tutte le mosse della Procura. I magistrati parlano di «saccheggio dei fondi pubblici». Ma il sindaco di Napoli, precipitatosi a Roma da Veltroni, afferma: «Vado avanti, le mie sono mani candide».

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