Moratti paragona Mancini a Mourinho

Quella contro la Fiorentina «non è stata certamente la miglior partita disputata dall’Inter in questo avvio di stagione», ma Massimo Moratti affronta senza preoccupazione la discesa dal primo al quarto posto della sua squadra, incappata ieri a Firenze nel secondo 0-0 consecutivo. Dopo quasi tre anni, il Milan ha superato in classifica i cugini nerazzurri e l’evento non può che dare parecchio fiato ai nostalgici di Roberto Mancini, partito mai estinto in città e pronto a cogliere qualsiasi passo falso di Josè Mourinho. E l’Inter del portoghese al momento qualche dubbio l’ha fatto nascere, aldilà dei numeri che, l’anno scorso alla decima giornata, vedevano l’Inter imbattuta (In Italia, non in Europa) in testa al campionato con 21 punti. «Il paragone non mi dà fastidio, ma deve incentivare Mourinho a far meglio – spiega Moratti – Ogni campionato ha la sua storia, allora l’anno scorso avremmo dovuto essere infastiditi perchè l’anno prima andavamo ancora meglio. Questo torneo è sicuramente difficile, noi abbiamo cambiato delle cose, per questo non posso pretendere di vedere la stessa esperienza di chi la squadra ce l’aveva in mano da tempo». Non sono certo due punti in meno a far perdere il sonno a Moratti, consapevole che ci sarà sempre qualcuno pronto a criticare a prescindere da chi c’è stato, c’è e ci sarà sulla panchina nerazzurro. «Mi sembra che abbiamo scelto bene sia con Mancini sia con Mourinho. Spero che Mourinho ottenga gli stessi risultati o più di quello che ha ottenuto Mancini», è il pensiero del presidente nerazzurro. D’altronde, alla decima giornata anche l’Inter di Mancini pareggiò 0-0 in trasferta (a Palermo) e anche il tecnico di Jesi era alle prese con il caso Adriano, prossimo a essere spedito al San Paolo. Quest’anno la storia sembrava diversa ma il brasiliano è ricaduto ancora nei suoi errori e il feeling con Mourinho sembra già essere finito. «No, non credo che sia così», è la risposta di Moratti a chi gli chiede se Adriano abbia chiesto di andarsene in prestito a gennaio. E il presidente nerazzurro ribadisce di non voler interferire troppo nel rapporto tra tecnico e giocatore: «Non do nessun giudizio su questa cosa, è risaputo che, così come altri giocatori, è uscito quella sera e per il resto rientra nei discorsi di lealtà fra il giocatore e l’allenatore e fra il giocatore e i suoi compagni. Di base è un bravissimo ragazzo, l’importante è che tenga dritto il timone per andare verso una direzione buona». Dopo «la partita normale di ieri», ora è meglio pensare alla Reggina e cercare di uscire da «un periodo di alti e bassi» che Moratti aveva messo in conto, visto che «siamo solo all’inizio del campionato con un nuovo allenatore, nuovi schemi e nuove idee». Roberto Mancini non c’è più, adesso tocca a Mourinho risollevare squadra e ambiente. E trovare il modo giusto per risolvere la questione Adriano.

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