Migliori e peggiori in Sassuolo-Roma: squadra sulle spalle di Zaniolo


Fondamentale questo Sassuolo-Roma, per comprendere in prima istanza quale sia stata la reazione della squadra dopo la cocente sconfitta arrivata nel derby. Al di là di qualche battuta d’arresto nella prima parte della stagione, effettivamente la partita di domenica scorsa rappresenta per certi versi il primo vero momento di crisi in termini di entusiasmo. Se non altro per il valore intrinseco che nel bene e nel male questa partita porta sempre con sé.

Questione che è diventata per forza di cose molto calda alla vigilia di Sassuolo-Roma, con tanti top della rosa ad inizio stagione intoccabili finiti improvvisamente sul banco degli imputati. Vedere per credere il caso di Abraham, reduce da una stagione più che buona ed improvvisamente piombato in una profonda crisi. Detto questo, la squadra senza Dybala dipende molto di più da Zaniolo, uno elemento nella rosa in grado di assicurare a Mourinho gli strappi necessari per aprire determinate partite.

Ecco perché in questo momento della stagione diventa ancora più importante soffermarsi sulla prestazione offerta da specifici elementi. Sia dal punto di vista mentale, sia in termini prettamente tecnici, essendo venuti a mancare i principali calciatori acquistati durante la sessione estiva del calciomercato, senza dimenticare l’infortunio occorso a Pellegrini durante la partita contro la Lazio.

I migliori in Sassuolo-Roma tra i ragazzi allenati da Mourinho

Zaniolo 6,5. Inizio di partita complicato per lui, ma cresce alla distanza e carica di cartellini gialli gli esterni del Sassuolo. Qualche passo in avanti in termini di partecipazione al gioco. Meno anarchico, con la gamba che semba andare meglio rispetto a due o tre settimane fa. Deve limitare il nervosismo quando gli arbitri iniziano a tollerare i falli dei difensori.

Abraham 7. Entra e in pochi minuti trova un gran bel gol, che per sua sfortuna non vale i tre punti. In quel movimento, però, c’è molto di quel giocatore che l’anno scorso ha risolto non pochi problemi a Mourinho. Decisamente, la miglior notizia che il tecnico portoghese si porta dietro da Reggio Emilia.

Chi ha fatto più fatica in Sassuolo-Roma tra i giallorossi

Smalling 5. Una partita più che sufficiente la sua, ma è grave l’errore che consente a Pinamonti di trovare il pareggio, proprio quando la squadra sembrava aver incanalato la partita nel verso giusto. Perde l’uomo di vista per pochi secondi e questo è fatale.

Karsdrop 4. Entra male in partita, con l’atteggiamento di sufficienza che non può essere accettato dall’ambiente. L’errore sul gol subito nasce da lui.


1 commento su “Migliori e peggiori in Sassuolo-Roma: squadra sulle spalle di Zaniolo”

  1. La Roma gioca una partita non bella e perde due punti importanti. Si tratta però di una partita molto simile a quelle che le hanno permesso di fare punti in tante altre occasioni, il che sembra un paradosso.

    La Roma è al momento una squadra con molti aspetti contrastanti: fa pochi goal ma crea molte occasioni, secondo quanto dicono i dati; non gioca bene ma ha accumulato un discreto bottino di punti, almeno fino a un paio di partite fa.

    Mourinho ha apertamente detto che lo scopo è quello di resistere fino al ritorno dei giocatori infortunati, Gini e Dybala soprattutto. La conseguenza di questo atteggiamento sta in un gioco basato sulla capacità di soffrire della squadra. Non è però un calcio apertamente difensivo: la Roma crea delle occasioni, ma sembra farlo grazie a una pressione esercitata senza dei meccanismi di gruppo: un lancio lungo andato a buon fine, una cavalcata solitaria, un dribbling riuscito.

    La differenza, grande, tra gli ottimi dati degli expected goals e il gioco meno buono che si vede in campo credo che stia in questo: la Roma non mira quasi mai a sorprendere l’avversario; tende invece a rallentare le azioni permettendo alle difese di schierarsi. La tendenza è però quella di provarci in qualche modo, e questo è il motivo, a me sembra, per cui i nostri attacchi sembrano essere affidati a una certa casualità più che a una netta concertazione.
    Non so perché chi deve impostare l’azione si trovi spesso a non sapere a chi passare la palla, né perché ultimamente gli attaccanti tendano a giocare molto distanti tra loro, quasi incentivando le azioni personali più che il gioco di squadra. Si tratta di un gioco che si basa molto sull’esaltazione delle individualità. Se queste mancano, si deve soffrire e resistere. Andrà meglio quando queste individualità saranno disponibili? Probabilmente sì, ma al momento non è facile dire di quanto.

    Caso Karsdorp.
    Mourinho è impazzito? Si è lasciato andare a dichiarazioni auto-lesionistiche?
    Sicuramente ha detto qualcosa di molto forte, ma penso che abbia ben calibrato una dichiarazione di questo tipo e si aspetti di ottenere un effetto.
    C’è da notare che il rapporto con Karsdorp è particolare già da un po’ di tempo. Diverse settimane fa avevo notato quanto fosse strano sentire un allenatore riferirsi a un giocatore dicendo: “Se stai bene è un conto altrimenti…ciao amico”.
    L’infortunio di Celik ha costretto Mou a cambiare strategia e a non poter pungolare Karsdorp mettendolo in competizione con un altro giocatore (ammesso che fosse questa la sua strategia).
    Ora l’allenatore ritiene che, se Karsdorp non viene estromesso dal gruppo, ciò metterebbe a rischio la tenuta del gruppo stesso. Ha ragione? Ha torto? Vedremo. Quello che sappiamo, però, è che la Roma ha preso Mourinho soprattutto per sopperire a due qualità che a noi mancano da molto tempo: leadership e mentalità.
    Con un altro allenatore si sentirebbero già da settimane frasi come: “La squadra lo ha mollato, i giocatori non lo seguono più”. Con Mourinho questo non è possibile: è lui che molla i giocatori, non il contrario. Le sue esternazioni sono forti e comportano dei grossi rischi, ma è proprio per questo tipo di decisioni nette che Mourinho è a Roma. Non per il bel gioco, che spesso abbiamo già avuto, non per campioni, che dipendono dalla società e che, al momento, erano più numerosi nell’era Pallotta. Mou è qui per infondere mentalità e leader a un ambiente che storicamente ne è privo. Per questo penso che le sue dichiarazioni siano frutto di un calcolo e di un progetto spesso rimandato in queste settimane. Otterrà il risultato sperato? Impossibile dirlo adesso, ma certamente occorre un allineamento di società e allenatore che con gli allenatori precedenti è spesso mancato.

    Rispondi

Lascia un commento