Roma, mal di trasferta


Lo score della squadra di Ranieri assume connotazioni differenti a seconda che si passino in rassegna le gare dispuate all’Olimpico, ovvero quelle giocate lontano dalle mura amiche. Per quanto concerne il campionato, il dato numerico dice che  la Roma, con il tecnico di San Seba in panchina,  ha totalizzato sei punti su sei in casa, aggiudicandosi due gare assolutamente impegnative contro Fiorentina e Napoli, mentre ha conquistato soltanto cinque punti, sui dodici disponibili, fuori casa, vincendo solo a Siena, tra l’altro in maniera a dir poco rocambolesca, pareggiando a Palermo e Catania e perdendo a Milano contro i rossoneri di Leonardo. In Europa la musica non è dissimile: confermata l’inespugnabiità del fortino giallorosso contro il CSKA di Sofia, è bastato allontanarsi dai confini cittadini per rimediare una vera e propria figuraccia; troppo brutta la Roma vista a Basilea per essere vera. Proprio per questo, preferiamo accantonare la debacle europea, come episodio sfortunato, concentrando le attenzioni sulla primissima fase di questo nostro "tour peninsulare". E’ noto come la compagine capitolina subisca un numero eccessivo di reti ed è altrettanto palese la temporanea incapacità di offrire un gioco corale apprezzabile. Ciò nonostante, questa Roma non ha mai dato l’impressione di soccombere totalmente di fronte all’avversario. Lo spettatore ha sempre avuto la sensazione di una squadra in grado di fare suo l’incontro, anche quando, alla fine,  il risultato non è arrivato. Forse è questo il rammarico più grande, ma anche lo spunto più interessante: la Roma, in trasferta, non si è mai espressa al limite delle proprie potenzialità; come un’automobile che, pur godendo di una riserva di potenza importante, non da mai pieno sfogo ai cavalli motore disponibili. Volendo usare una metafora tennistica, direi che i giallorossi patiscono oltremodo la sindrome del "braccino". Ma perchè questo avviene soltanto lontano dalla Capitale? La diagnosi è semplice: scarsa personalità. Tutto ciò che fa la differenza tra una buon team ed un gran team. In gergo sportivo, si parla di mentalità vincente. Un concetto che, a Trigoria, risale ai tempi di Capello. Tuttavia, quando hai ambizioni importanti ed  obiettivi da perseguire, occorre acquisire maggiore consapevolezza della propria forza. Se non si migliora il rendimento esterno, attraverso lo sfoggio di un carattere impavido ed ardimentoso, molti buoni propositi sono destinati a rimanere chimere. 


2 commenti su “Roma, mal di trasferta”

  1. A me sembra che Ranieri ne abbia da vendere di personalità. E poi ricordiamoci che Capello si era già inchinato ai poteri del palazzo quando è andato via, altrimenti ne avremmo vinto almeno un’altro di scudetto.

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  2. pur non essendo particolarmente simpatico, Capello è stato ed è uno dei pochi che riesce a trasmettere la mentalità vincente alla sua squadra!!….fosse rimasto qui a roma avremmo vinto altri scudetti, sicuramente!!

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