Coppa Italia: arriva la Lazio ma la Juve pensa al futuro

TORINO, 21 APR – Poca Coppa Italia, tanto futuro dietro l’angolo. Alla vigilia di una semifinale con la Lazio, cui la Juventus dice di tenere parecchio, sono i casi Cannavaro e Ranieri a tenere banco. In conferenza stampa, il tecnico bianconero esce improvvisamente allo scoperto, sul difensore azzurro: «Sì, io ho dato il mio consenso, quando mi hanno chiesto un parere. Ci siamo posti la domanda sull’età di Fabio. La nostra strategia è chiara, largo a giovani e parametri zero. C’era l’opportunità di prenderne uno che forma la coppia di centrali della Nazionale con Chiellini. Cannavaro non toglierà spazio a Legrottaglie, perchè sappiamo quanto bisogno ci sia di tutti e con Mellberg avremo quattro difensori di esperienza». Un esempio è proprio a due passi: domani con la Lazio manca Chiellini, vittima di un risentimento muscolare. La stagione, dunque, si chiude come si era aperta, cioè all’insegna dei guai fisici. Non ci sarà neppure Amauri, che alcuni davano in campo addirittura con l’Inter, mentre è ancora lontano dal rientro. Il Mellberg degli ultimi tempi, contro i veloci Zarate e Rocchi, non lascia propriamente tranquilli tifosi, allenatore e compagni. Ma non basta: dopo Zanetti, c’è un altro strano malanno, la sinusite di Trezeguet, che gli procura mal di testa Ranieri, comunque, insiste nel definire importante la Coppa Italia: «Ci teniamo molto, è uno degli obiettivi stagionali. La Lazio è molto carica e vive un ottimo periodo. Ha battuto la squadra del momento, il Genoa». È chiaro che Ranieri si sente sotto esame, sia per il trofeo in questione, da conquistare assolutamente, come ha ordinato John Elkann; sia per un secondo posto sempre più a rischio. E arrivare terzi significherebbe non aver migliorato il piazzamento dello scorso anno, missione esplicitata più volte dallo stesso tecnico. Ranieri accetta di guardare un pò più lontano, forse perchè gli si stanno sgretolando alcune certezze: «Non è vero che sia stato deciso tutto per il futuro. Il mio problema non è Lippi, ma costruire, il motivo per cui mi hanno chiamato a Torino. Io non posso preoccuparmi se vogliono cambiarmi, oppure no, sono un professionista e vado avanti. Non mi smuovono queste voci, ho una certa esperienza, tutto è esaltato dalla stampa. Se nel 2010 cambieranno allenatore, significa che la società non è contenta del mio lavoro». «Se verranno Lippi o Conte – aggiunge – non mi importa, mi preoccupo solo di essere un ottimo professionista. Mi auguro che anche i ragazzi pensino a giocare e a dare il massimo, come è successo in Inghilterra, quando al Chelsea tutti sapevano che me ne sarei andato, ma hanno dato il 100%». Di futuro accetta di parlare anche quando gli si fa, per l’ennesima volta, il nome di Diego: «A me piace, l’ho detto dal primo giorno». Ma quando gli si chiede se lo abbia amareggiato essere all’oscuro dell’incontro Lippi-Blanc, risponde con un sorriso quasi più eloquente della battuta: «L’allenatore è sempre l’ultimo a sapere certe cose. Non sempre il marito dice alla moglie dove va…».

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