La pirateria causa un danno per 5 miliardi di euro allo Stato

Un danno allo Stato per oltre 5 miliardi di euro l’anno, due dei quali bruciati per le violazioni al diritto d’autore. È sempre più alto in Italia l’allarme pirateria, da anni a dispetto di tutto in continua crescita. Parte per questo da oggi un comitato del governo che in due o tre mesi cercherà di trovare soluzioni. «Senza intenzioni repressive perchè l’esperienza ha dimostrato che non servono e ascoltando tutti anche ai provider e mondo di internet dai quali ci aspettiamo un aiuto», premette presentandolo alla stampa il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria Paolo Bonaiuti. Voluto dal ministro dei beni culturali Sandro Bondi e affidato alla guida di Mauro Masi, segretario generale della presidenza del consiglio (il vice sarà il capo di gabinetto del ministero dei beni culturali Salvo Nastasi) il comitato avrà un assetto istituzionale (ne faranno parte anche i capi di gabinetto di molti ministeri oltre al presidente della Siae e a rappresentanti della presidenza del consiglio e del ministero dei beni culturali) e il compito di ascoltare il più possibile le voci del settore arrivando alla fine ad individuare nuove soluzioni per combattere un fenomeno che, sottolinea Bondi, « ha raggiunto ormai dimensioni insopportabili». I numeri dicono molto, spiega Masi citando dati 2007 della Presidenza del Consiglio: «il danno prodotto in globale dalla pirateria ( dai vestiti e le borse ai cd e i video) è stimato tra i 4,6 e i 5,3 miliardi di euro l’anno». In Europa il dibattito «è aperto da tempo», ricorda Bondi, la Commissione europea «ha chiesto da tempo ai governi nazionali di intervenire». Ora «è giunto il momento anche in Italia di prendere decisioni». Due le modalità che seguirà il comitato, spiega il ministro: «una campagna di sensibilizzazione e la massima collaborazione tra i soggetti interessati». Con l’obiettivo di arrivare alla fine di marzo ad un risultato. Tra le possibilità anche quella di mettere a punto «norme legislative che andranno poi all’esame del Parlamento». Rimane comunque in vigore, anche se non ha dato i risultati sperati, la legge sulla pirateria avviata nel 2004 dall’allora ministro dei beni culturali Giuliano Urbani. Proprio quella legge, spiega Nastasi, «è la dimostrazione che al di là delle ottime intenzioni serve un tavolo dove tutti partecipino». Da qui la decisione di allargare il più possibile l’ascolto. Tanto che sarà aperto persino un forum on line (per l’Italia sottolinea Masi è la prima volta) per raccogliere i suggerimenti di tutto il mondo di internet. E tutti i lavori saranno messi on line sull’home page del governo. «Da oggi comincia una bella e non facile avventura», sorride Bonaiuti, che sottolinea la scelta di mettere alla guida del comitato Masi, «non un politico bensì un tecnico di eminenti e sperimentate doti, persona al di sopra delle parti». (ANSA)

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