Roma Inter 4-0: La valanga giallorossa

Tornavo e l’ultima volta che mi ero recato era prima del mancato bis col Bologna e della demolizione controllata del Cesena. In mezzo, due schiaffi fuori casa duramente accusati dalla tifoseria e un mercato passato a regalare gente che evidentemente non ha più la fame di cui necessita la squadra (te credo, er portafogli è già ben pieno). In più la neve aveva scoraggiato qualcuno che non se la deve essere sentita (per fortuna una mancanza accusata non troppo in Sud) e il quadro di un Roma – Lazio “A” da incorniciare era completo. Intendiamoci, ci avevano mandato le controfigure da Milano perché quelli veri devono essere rimasti bloccati dal gelo da qualche parte tra Bologna e Firenze ma a noi di questi tempi ci interessa poco.

Avvicinandomi allo stadio vedo gente in tuta da sci, signore impellicciate che fanno lo struscio tipo “Cortina”, aitanti omini con pettorine e stecche fosforescenti che solerti mi avvisano di stare attento che c’è neve e si scivola, insomma niente di nuovo. Si è vero, si scivola parecchio e via dei Gladiatori pare lo stadio del curling, solo senza scope… anche se era l’unica cosa di cui ci sarebbe stato bisogno!

Una volta dentro, la Sud si esibisce in una coreografia palloncinata che sicuramente avrebbe reso meglio con qualche fumone d’accompagno in serale, ma che comunque riafferma, se ce ne fosse bisogno, di come la tifoseria continui ad essere vicino alla squadra anche dopo un periodo non proprio confortante.

La partita inizia e la Roma si impossessa del pallone per mollarlo solo al 45esimo del primo tempo. La Lazio “A” è molla sulle gambe e allora Borini fa vedere che c’è e fa prendere un infarto a mezza Sud.

Ma quanta fame ha quest’uomo??? Io più lo guardo e più mi ricorda il carattere di quella iena di Pippo Inzaghi.
Comunque si vede subito che alla squadra la strigliata presa giovedì a Trigoria ha fatto effetto, eccome. Il fatto che dagli spalti sembrino tutti più concentrati, prima tranquillizza e poi sprona la Curva che comincia a cantare senza sosta. I nostri primi sforzi vengono subito premiati e con un imperioso colpo di testa Juan scatta una foto a Giulio Cesare e manda in delirio i ventimila subito dietro.

Uno dice, “mo questi dell’Inter se svejeno e so cazzi!”. In effetti è difficile da credere ma è clamoroso, l’Atalanta contro di noi ha giocato meglio all’Olimpico. Ma poi mi è venuto in mente chi è l’attuale allenatore dell’Inter per ricordarmi di partite come i due Roma-Panathinaikos, ad esempio.
Infatti la Roma continua a macinare agevolmente gioco e a tenere la palla. La Curva intona uno dei suoi cori cantilenanti, di quelli che favoriscono l’addormentatio della partita con la palla tra i piedi. Praticamente si gioca a guardarsi negli occhi e ogni tot uno tra Lamela e Boro parte in profondità. L’Inter, sempre più in bambola fa anche in tempo a farsi uccellare prima del riposo da uno di questi simpatici giochini e Boro finalmente fa vedere ancora una volta il suo potenziale! In Curva ormai è, strameritatissimamente, un idolo assoluto e incontrastato!

Nell’intervallo la gente ha un sorriso a 32 denti che levati, si sente forte l’odore dell’impresa, la supremazia sembra fin troppo evidente. Probabilmente se ne accorgono pure nello spogliatoio della Lazio “A”, perché quando escono per giocare la ripresa ce ne fosse uno che alza la testa per guardare i propri tifosi. Infatti non si fa manco in tempo a finire il panino di compensato al vetroresina, acquistato a peso d’oro al bar nei sottopassaggi, che Boro si ricala nel ruolo di Superpippo e scatta lasciando i due totem di Tek sul posto. Giulio Cesare oggi non ne prende una e Boro si rificca la mano tra i denti andando ad esultare proprio vicino al settore diversamente laziale.

Settore che dopo questo simpatico episodio si svuota anche se probabilmente i cancelli per uscire erano rimasti chiusi. Della serie, meglio passare tutto il secondo tempo al cesso piuttosto che assistere ad una simile umiliazione. Prova a dargli torto!

Dalle parti nostre invece, come potete immaginare, tutto abbastanza occhei. La gente, visibilmente soddisfatta, si lasciava andare a una fantastica coreografia improvvisata (più in dettaglio alla roteazione ritmata della sciarpa sopra la propria testa) che probabilmente decretava ufficialmente la definitiva uscita dal campo delle comparse portate a Roma dal pagliaccio di Testaccio.
Già perché quando poi ti trovi a mandare in campo Piscitella significa che non c’è proprio più storia. C’è gloria anche per Simplicio, ma solo per rispettare le tabelle che gli ha dato il dietologo.

Un tizio accanto a me, dopo un intervento duro di Tappo Cordoba su Bojan, gli urla come se potesse essere sentito dal difensore nerazzurro “Aòòò, ma li mortacci tua te la piji co ndodicenneeee!”. L’istante dopo il dodicenne ne fa fuori tre e scaraventa la palla in rete per la quarta volta in mezzo alla gente ormai ubriaca di pessima Birra Bavaria sfiatata (che però in realtà è olandese… vai a capì)! La valanga giallorossa finalmente si ferma e si può far entrare in campo i San Bernardo per recuperare personaggi particolarmente bassi tipo Ivan Ramiro, in grossa difficoltà visto che affondava nella neve fino alla vita.

L’uscita dallo stadio è qualcosa di indescrivibile. In mezzo alla gente che canta e si abbraccia piovono palle di neve/ghiaccio, talvolta delle dimensioni di una noce di cocco. Obiettivi preferiti? Manco a dirlo, furgoncini della municipale, poliziotti che si parano con gli scudi antisommossa e autobus incastrati nel fiume di tifosi. Per fortuna nessuno se la prende troppo. È bellissimo vedere questo spettacolo che non può essere che il degno epilogo di una domenica da incorniciare e da raccontare ai nipotini intorno al fuoco nel corso della prossima nevicata che, ci ha già tranquillizzato il sindaco, avverrà tra 30 anni.

Sindaco comprace er saleee!

Photo Credits | Getty Images

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