Rassegna Stampa – Il Romanista – L’hanno chiamato gialloroscio, vichingo, guerriero. John Arne Riise è qualcosa di più. È romanista. Nel senso che tifa per la Roma. Ma – oh – per davvero. Domenica notte era al Jet Set con Menez, locale “in” dell’Eur. A chi gli ballava intorno, John ha profetizzato: «Guardate che vinciamo lo scudetto». L’ha detto. E poi per essere sicuro l’ha ridetto. «Guardate che lo vinciamo». Avete presente la battuta di Troisi in Non ci resta che piangere? Il monaco: «Ricordati che devi morire! Ricordati che devi morire!». E Troisi che gli fa: «Sì, sì, mo’ me lo segno». E noi ce lo segniamo, John. Lo scudetto lo vinciamo a Verona, d’accordo. Ci sono 7200 tifosi della Roma che la pensano così. Che un biglietto per il Bentegodi l’hanno già comprato. Ma questo è un altro discorso, e pure un altro articolo. Tra loro – e la meraviglia è questa – c’è lui. John. Che ai suoi amici norvegesi – e all’Olimpico ce n’erano parecchi, tutti riproduzioni fedeli dello stereotipo vichingo: alti e biondi – ha fatto una promessa. Anzi, l’ha scritta: «Ho ricevuto il mio quarto cartellino giallo della stagione e sfortunatamente dovrò saltare l’ultima gara, con il Chievo. Ma andrò a supportare il club nell’ultimo match». Alla sua gente, al suo popolo, ai norvegesi, John ha descritto la pazza domenica di Roma-Cagliari: «È stata una vittoria leggermente (leggermente?, ndr) più difficile di quel che pensavamo prima dell’inizio della partita, ma ancora una volta è stato il nostro capitano Totti a concentrare su di sé l’attenzione di tutti. Sapevamo che il Cagliari sarebbe venuto a giocare principalmente in difesa e abbiamo avuto varie occasioni sia nel primo sia nel secondo tempo. Ma è stato il Cagliari ad andare in gol per primo. Abbiamo saputo che il Chievo vinceva sull’Inter per 1-0, ma l’essere primi in classifica è durato solo 2- 3 minuti, fino a che l’Inter non ha segnato».
Quando Lazzari ha consumato la sua vendetta biblica, alzandosi, camminando e spedendo noi nel sepolcro, si è acceso Totti: tredicesimo e quattordicesimo gol in campionato. «Dopo il gol del Cagliari, Totti ha dimostrato che poteva ancora segnare. Ha portato a casa una vittoria molto importante per noi». Riise è rimasto folgorato dal clima. Dall’Olimpico. Dalle migliaia di romanisti che indossavano la maglia di Francesco: «L’atmosfera è stata splendida allo stadio durante tutta la partita e i tifosi hanno dato a Totti un aiuto enorme, dopo quel che era successo nella finale contro l’Inter lo scorso mercoledì». John si sofferma poi a descrivere la figura del suo capitano. «Molto è stato detto e scritto su Totti, ma la mia impressione, dopo due stagioni con lui, è che si tratti di una splendida persona, molto divertente, molto modesta, sempre gentile. Ovviamente, Francesco è anche un grande giocatore per il quale nutro un enorme rispetto». Ovviamente? A giudicare da chi lo aveva stroncato dopo il calcio a Balotelli, mica tanto ovviamente. Non certo per Riise, che di Totti è primo tifoso. «È un grande capitano e noi abbiamo vinto per lui. Per la settimana particolare che ha avuto». Guarda in cielo, Capita’. Guarda quanto amore ti circonda lassù. Sugli spalti. Ma guardati pure intorno. Perché il primo dei 7200 di Verona è lui, John. Il gialloroscio di Alesund.