Oscar: Millionaire, c’è anche l’India che protesta

NEW DELHI, 23 FEB – C’è chi festeggia, a cominciare dai genitori della baby-attrice Rubina Ali, ma anche chi protesta: la vittoria agli Oscar, con otto statuette vinte, di The Millionaire divide l’India che, se fa parlare il primo ministro, Manmohan Singh, di fierezza, fa dire al più grande attore di Bollywood, Amitabh Bachchan, che il film dà un’immagine dell’India «da terzo mondo». La stampa indiana punta soprattutto sul successo della parte indiana del film, il musicista Allah Rakkha Rahman (migliore colonna sonora e migliore canzone originale, Jai Ho, scritta insieme a Gulzar) e l’ingegnere del suono, Resul Pookutty vincitore (insieme a due colleghi stranieri) per il miglior suono. AR Rahman è diventato il primo indiano a vincere due Oscar. La notizia della vittoria ha fatto interrompere i telegiornali e le trasmissioni televisive con edizioni straordinarie che parlano dell’orgoglio dell’India, le stesse parole che ha usato il primo ministro Manmohan Singh per congratularsi con il cast.«Hanno fatto qualcosa di cui il Paese è fiero» ha detto il Premier indiano. «Il risultato raggiunto è un tributo all’intera industria del cinema indiano», ha poi aggiunto Manmohan Singh. Anche Sonia Gandhi ed altri politici hanno espresso il loro compiacimento e il ministro delle finanze sta pensando ad una esenzione delle tasse per il film e gli attori. Tramite alcuni siti internet, come quello della televisione locale Ibnlive, si possono addirittura mandare dei regali al cast del film. Eppure non tutti sono contenti. Se nelle baraccopoli dove vivono le famiglie dei baby-attori si festeggia, in altre parti del Paese invece si protesta per le miserrime paghe date agli attori e per il loro sfruttamento, come pure per l’immagine che il film fornisce dei poveri indiani. Il regista inglese, Danny Boyle, viene accusato di aver dato una immagine stereotipata dell’India, da colonizzatore, non rispondente alla realtà. E si protesta ancora per quel titolo, che tradotto significa ‘il cane della baraccopolì. Persino la vecchia guardia di Bollywood non è molto contenta: dopo aver snobbato gli oscar definendoli inutili, il più grande attore di Bollywood, Amitabh Bachchan, sul suo blog ha criticato il film. Una critica, quella di Bachchan, in cui molti vedono l’invidia per il fatto che il film di suo figlio, Dili 6, non è stato accolto così favorevolmente dalla critica, nonostante sia stato presentato a New York. Amitab aveva infatti descritto The Millionaire come un film che «proietta l’India come un paese del terzo mondo e che provoca disgusto e dolore tra nazionalisti e patrioti». Alla notizia della vittoria tuttavia la «leggenda» Bachchan ha corretto il tiro, parlando di «orgoglio per la nazione e di uno dei giorni più felici per l’industria del cinema indiano». Senza dimenticare che l’India ha vinto anche con il miglior documentario. Ancora una regista straniera, ancora una immagine del paese diversa dall’India risplendente e artefice del miracolo economico di cui tanto si parla. L’India di una bambina discriminata per il suo labbro leporino, è infatti alla base del documentario Pinky, la cui vittoria è però stata oscurata dal successo di The Millionaire.

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