Gea, Moggi non paga

La prima sentenza sullo scandalo del calcio del 2006 è uno schiaffo all’accusa. Un anno e sei mesi a Luciano Moggi, un anno e due mesi al figlio Alessandro: così ha deciso la decima sezione penale del tribunale di Roma a conclusione del processo alla Gea, la società di procuratori che, a partire dal 2001 e fino a “Piedi puliti”, ha gestito numerosi calciatori di serie A e B. I Moggi sono stati condannati “solo” per violenza privata e minacce. Assoluzione piena, invece, per gli altri imputati Franco Zavaglia, Francesco Ceravolo, Pasquale Gallo e Davide Lippi, figlio del commissario tecnico della Nazionale. Per l’ex direttore generale della Juventus è caduta l’accusa di associazione a delinquere. La sentenza stravolge le richieste del pm Luca Palamara che, al termine di una dura requisitoria («La Gea mirava al controllo del mondo del calcio», disse), aveva chiesto 6 anni per Luciano Moggi e 5 per il figlio. Per entrambi non ci saranno conseguenze visto che le pressioni sui calciatori Amoruso e Blasi sono anteriori al maggio 2006 e quindi coperte da indulto.
«Hanno assolto la Gea e condannato i Moggi: è una vergogna. Mi dispiace soltanto per mio figlio Alessandro. Queste accuse non reggeranno e in appello faremo il golden gol», le parole di Luciano Moggi, atteso alla sbarra anche martedì 20. Quel giorno a Napoli parte il processo a “Piedi puliti”, dovrà rispondere di accuse che vanno dall’associazione per delinquere alla frode sportiva.

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