RIFORME ANCORA INCOMPIUTE, TANTE AL PALO IN PARLAMENTO

Per la riforma della giustizia, chiesta da governo e maggioranza, si dovrà attendere gennaio. Ma, otto mesi dall’inizio della legislatura, non si annunciano tempi brevi anche per le altre riforme, alcune già approvate dal Consiglio dei ministri, quasi tutte ancora all’esame del Parlamento. GIUSTIZIA – È la più invocata e la più contestata. Governo e maggioranza la annunciano da mesi, ma in Parlamento un testo vero e proprio ancora non c’è. Sinora sono state apportate modifiche al processo civile e a quello del lavoro, ma con norme inserite nei collegati alla finanziaria. Si era deciso di realizzarla in due ‘tranchè: la prima, con legge ordinaria, per accelerare i tempi ed aumentare l’ efficienza del rito penale; la seconda per modificare l’ordinamento e introdurre la separazione delle carriere, da realizzare però con legge costituzionale. Il governo, dopo l’appello del leader della Lega Umberto Bossi a non arrivare ora allo scontro con l’opposizione visto che c’è da portare a casa il federalismo, e la frenata del presidente della Camera Gianfranco Fini, ha rinviato tutto a gennaio. FEDERALISMO – È la riforma che più sta a cuore alla Lega. Licenziata dal Cdm il 3 ottobre è ancora all’attenzione delle tre commissioni competenti a Palazzo Madama. Il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli lavora da tempo per arrivare a un testo condiviso con l’opposizione. Ed è proprio per ‘salvarè il federalismo che la Lega ha chiesto a Silvio Berlusconi di non alzare i toni sulla riforma della giustizia. SCUOLA – Il decreto che porta la firma del ministro Mariastella Gelmini è stato approvato dal Parlamento il 29 ottobre. Oggetto di grande contestazione (contro la riforma è nata ‘L’Ondà studentesca) la sua attuazione è stata però rinviata: la parte che riguarda le superiori slitterà al 2010, mentre sul maestro unico si è stabilito che la scelta spetterà alle famiglie. RIFORME COSTITUZIONALI – Nella precedente legislatura si era arrivati ad un’intesa di massima tra i poli sul testo messo a punto da Luciano Violante, allora presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera. E più volte, maggioranza e opposizione dichiarano di voler ripartire da lì per riaprire il confronto su come modificare la Costituzione. Ma al di là delle buone intenzioni, per ora tutto tace. REGOLAMENTI PARLAMENTARI – Nei poli c’è una volontà di massima di modificare i regolamenti delle Camere. È cominciato l’esame di un testo al Senato, ma anche alla Camera il Pd ha presentato una sua proposta. Si parla di inserirvi lo Statuto dell’opposizione. E il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha più volte ribadito che la loro modifica eviterebbe al governo di dover sempre ricorrere alla decretazione d’urgenza. LEGGE ELETTORALE EUROPEE – Fallita l’intesa tra maggioranza e opposizione, la riforma, che era arrivata in aula alla Camera, il 27 ottobre, è poi stata rinviata in commissione ed è dunque ferma. SICUREZZA – Il decreto ha ottenuto il via libera dalle Camere il 23 luglio, ma sul ddl ancora si discute in Senato, dove è stato presentato il 3 giugno. Particolarmente criticati gli emendamenti della Lega che prevedono, tra l’altro, il permesso di soggiorno a punti, la schedatura dei clochard e le ronde cittadine legalizzate. INTERCETTAZIONI – Deliberata dal Consiglio dei ministri il 13 giugno, la riforma è ancora all’esame della commissione Giustizia della Camera. Si discute molto anche nella stessa maggioranza su quali debbano essere i reati per i quali potranno essere richieste. L’Anm ha lanciato l’allarme: così com’è scritto il ddl renderà praticamente impossibili le indagini anti-mafia e anti-terrorismo. È molto probabile che vengano presentate modifiche, ma per quando il testo sarà in Aula. PROSTITUZIONE – Il governo ha approvato il ddl ‘anti-lucciolè e l’ha presentato al Senato il 16 settembre. Da allora, il testo è all’esame delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali.

Condividi l'articolo:

Lascia un commento