Pjanic segna, De Sanctis mura. La Roma resiste, Napoli a fondo

Pjanic

RASSEGNA STAMPA – GAZZETTA DELLO SPORT

Il Napoli gioca, la Roma vince. Questo ha detto il derby delle deluse, squadre che dovevano competere per lo scudetto e che la Juve ha incenerito. La Roma difende il secondo posto dall’assalto della Lazio vincente a Cagliari, il Napoli precipita a meno nove dai giallorossi. Ormai Rafa Benitez non può che inseguire la terza piazza: più facile che la Champions diretta se la guadagni vincendo l’Europa League, difficile immaginare che rosicchi alla Roma nove punti nelle nove restanti partite. Le cifre sono spietate: due pareggi nelle ultime cinque gare, quarta sconfitta di fila in trasferta, evento che non si verificava dal 2009. Il Napoli in campionato si è fermato, rimangono le Coppe per evitare che la stagione si chiuda con un mezzo fallimento. La Roma in Serie A non vinceva in casa dal 30 novembre, 4-2 contro l’Inter. Da Natale a Pasqua, un lungo digiuno. Ha deciso un gol di Pjanic, che poi se l’è presa con i giornalisti, il bersaglio più comodo, come se l’involuzione giallorossa fosse colpa dei media.

FATEVI SOTTO Nella prima parte più Roma che Napoli, nella seconda soltanto Napoli o quasi. Rudi Garcia è partito con un attacco anomalo: Iturbe centravanti, Ljajic a sinistra, Florenzi ala di bilanciamento sulla destra. Il messaggio era chiaro. Fatevi sotto, perché noi si aspetta e si va di contropiede. Poiché il Napoli è lo stesso una squadra basata sulle ripartenze, per quanto «alte», l’incontro ci ha messo un po’ a decollare. Per 20 minuti formazioni in «souplesse», a contemplarsi. Benitez ha lasciato fuori Hamsik un’altra volta e l’esclusione ha i contorni della bocciatura. Al suo posto De Guzman, olandese tuttofare. Avvio connotato dal nervosismo di De Rossi: l’arbitro Rizzoligli ha abbuonato un primo fallo da ammonizione (lo ha sanzionato al secondo intervento). Il gol romanista è arrivato verso la mezz’ora, con un’azione che era forse nei piani di Benitez sull’altro versante. Tutto bello e in rapidità: da Iturbe a Florenzi, che da destra ha crossato basso per Pjanic. Il bosniaco, solo soletto, da pochi metri ha infilato Andujar di piatto. Un gol per certi aspetti simile a quello di Rivera nel 1970 in Messico contro la Germania. In vantaggio, la Roma ha estremizzato il suo atteggiamento iniziale. Serratura a doppia mandata, resistiamo e ripartiamo. Il Napoli, in finale di tempo, ha iniziato a darsi da fare e Higuain ha interpretato dieci minuti da Higuain. Questo è forse il motivo per cui la Roma ha vinto. Se il Pipita fosse stato se stesso per tutta l’ora e un quarto in cui è rimasto in campo, e se non fosse incocciato in un insuperabile Manolas, racconteremmo un’altra storia, ma coi se e coi ma non si fanno i risultati.

AVANTI TUTTA Nella ripresa non c’è stata pista, Napoli padrone del palcoscenico. Lo dimostra il possesso palla complessivo. Per la prima volta in questo campionato la Roma è andata sotto il 50 per cento, frutto di un secondo tempo in cui il pallone ce l’ha avuto il Napoli: 67,3 a 32,3 per gli ospiti la padronanza del pallone nella seconda frazione. La Roma è stata messa all’angolo e Morgan De Sanctis è diventato protagonista con tre parate decisive, due faccia a faccia con Mertens e una su deviazione volante di Gabbiadini. Benitez le ha provate tutte. Ha inserito «Gabbia» e Zapata, ha fatto riassaporare la gioia del campo a Insigne, fermo da novembre per il grave infortunio. Hamsik scavalcato pure nella gerarchia dei cambi, e anche questo è un segnale. Il Napoli avrebbe meritato il pari, per volume e qualità di gioco, per vantaggio territoriale – 57 a 43 dicono i report –, ma non c’è stato verso. La Roma ha tenuto con tenacia, con la forza di chi non ha alternative. Nel primo spicchio di gara, sullo 0-0, la Curva Sud cantava: «Solo la maglia, tifiamo solo la maglia». Questo per dire che non osiamo pensare che cosa sarebbe successo se il Napoli avesse raggiunto l’1-1.È la tensione latente il vero limite romanista, difficile esprimersi quando hai addosso una pressione del genere. Due vittorie di fila dicono che il peggio forse è passato, che la conservazione del secondo posto è possibile, ma la prestazione va presa per quella che è, una dimostrazione di tenuta nervosa, di generosità e resistenza. La Lazio resta attaccata alle costole dei giallorossi, con la prospettiva dello scontro diretto, il derby, alla penultima giornata. È ancora lunga la strada per la Champions.

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