(BLOG AS ROMA – NOSTALGIA MEXES – FORZA-ROMA.COM) – In quanti si staranno accorgendo che il momento nero del francese Mexes ha molto in comune con il progressivo deterioramento dei rapporti personali che ha portato all’allontanamento dei vari Chivu, Cassano, Mancini? Sembra un’eternità, eppure sono passati pochi mesi da quando Philip si autocandidava come nuovo condottiero di un reparto sempre più in crisi. Oggi paga a caro prezzo qualche errore di troppo, peraltro commesso in un contesto di precarietà e difficoltà generale, di fronte alle quali tutti, dai dirigenti all’ultimo dei magazzinieri, avrebbero dovuto fare un buon esame di coscienza. L’idillio si trasfigura e diventa incubo: pochi minuti in campo; scarso feeling con il nuovo tecnico; gli infortuni; il timore che qualcuno possa salutare con esultanza una sua dipartita; la predisposizione a guardarsi intorno, ben sapendo che del domani non vi è più certezza. Sicuramente la condizione psicofisica è quella che è; c’è, poi, il legittimo asservimento di Ranieri ai risultati ed i risultati che danno ragione a Ranieri. Tuttavia, ogni volta che l’intoccabile diventa il primo candidato a fare i bagagli, viene il dubbio che il "laboratorio Roma" ne abbia già pianificato la cessione, avviando il processo di trasformazione del Principe in rospo, sì da confondere le idee in ordine alla differenza tra affare e scempio tecnico. A proposito di rospo, si vocifera della possibilità di sostituire il transalpino con il barese Ranocchia. La storia, dunque, si ripete: Chivu denunciava l’assenza di un progetto credibile; Cassano confidava le sue schiette aspirazioni di trionfo; Mancini si sentiva incompreso. Mexes si sfoga e regala un’intervista al Messaggero, nel corso della quale esprime nostalgia per il periodo in cui, insieme al collega ed amico rumeno, oggi all’Inter, costituiva, probabilmente, la coppia di centrali difensivi più forte al mondo; rimpiange i tempi trascorsi con Spalletti, quando la sua leadership appariva praticamente inattaccabile; tpensa di essere stato dimenticato dalla gente, pur evidenziando di aver attraversato a Roma momenti peggiori; ribadisce di trovarsi benissimo nella Capitale, ma rimette alla società ogni responsabilità circa lo sviluppo futuro del rapporto professionale. Allora, mi chiedo: ricadremo nella trappola e classificheremo anche Mexes come un mercenario, ove mai ci trovassimo di fronte all’ennesimo caso di "fuga indotta"? Per la serie: sono sempre i migliori quelli che se ne vanno…