(BLOG AS ROMA – LO STRANO CASO DI JEREMY MENEZ – FORZA-ROMA.COM) – Il percorso evolutivo dei giovanotti di Trigoria incrocia il cammino in controtendenza di Jeremy Menez. Potrebbe essere questa la sintesi di una realtà che ha visto il francesino messo in disparte, proprio nel momento in cui Claudio Ranieri ha deciso di alleggerire il carico sui senatori, regalando fiducia e minuti alla schiera degli emergenti di buona speranza. Una nota stonata nel coro Under 23, ormai quotidianamente ispirato dagli acuti dei vari Okaka, Cerci, Motta, Andreolli, Faty. Eppure continuo a pensare che qualcosa non torna. La stampa sembra riscontrare, ogni giorno, dispute fra il calciatore ed il tecnico, elevandole a motivo principale delle ripetute esclusioni; la voce dei diretti interessati, al riguardo, conta meno di zero. Al di là del fatto che l’atleta venga dato come affetto da problemi di natura fisica, ospite tra gli ospiti di un’infermeria che trasborda di visitatori, mi piacerebbe ricordare le parole pronunciate da Ranieri, poco dopo essere arrivato a Roma: "non commettiamo con Menez lo stesso errore che fu fatto con Thierry Henry…". E allora, perchè non credere che Jeremy sia semplicemente infortunato? Ma soprattutto, perchè ritenere che il Mister abbia cambiato idea sul ragazzo, al punto tale da indurlo a pianificare la fuga? Il calcio si gioca in undici; inevitabilmente qualcuno finisce in panca, o, addirittura, in tribuna. Succede in tutte le grandi squadre; il fatto che tra gli estromessi vi possano finire nomi di spicco è, generalmente, indice di forza e non di debolezza. Ma non è tutto. Nell’ambiente giallorosso è fortemente radicata la leggenda metropolitana del "genio triste". Io, piuttosto, oserei parlare di Menez come di un "genio incompreso". Il calciatore è stato acquistato lo scorso anno per sostituire Mancini sulla corsia di sinistra. C’è voluto poco per capire che quello non era il suo ruolo. Non la tristezza, dunque, ma la forzatura tattica, ha condizionato il rendimento iniziale del talento francese. Jeremy offre il meglio di sè come centrale, dietro le punte, ma in quella zona del campo Ranieri preferisce centrocampisti abili negli inserimenti e più utili in fase di contenimento. E’ probabile che il discorso tecnico penalizzi oltremodo il campioncino, ma sarebbe un sacrilegio emarginarlo. Di certo, l’onere di collocarlo adeguatamente in campo compete all’allenatore e non allo psicologo. Se c’è margine, è giusto riconoscere al tecnico tutto il tempo necessario a fare emergere i numeri di questo potenziale fenomeno. Qualora in cambio ci toccherà fare a meno del suo sorriso, ce ne faremo una ragione.