Conciliare musica di qualità e i giudizi delle giurie continua a essere la questione centrale del Festival di Sanremo. La vittoria di uno tra Marco Carta, Povia e Sal Da Vinci, che già era stato ripescato proprio dal televoto, finisce per riportare nella solita tradizione un’edizione riuscitissima, che nella serata di giovedì ha regalato momenti di musica mai ascoltati prima al festival. Per Povia, comunque vada a finire, è una soddisfazione personale, dopo le polemiche e le feroci stroncature della critica. Il successo di Marco Carta è, da qualunque punto di vista lo si guardi, uno spot formidabile per Amici proprio nella serata in cui Maria De Filippi ha presentato il festival, nella sua «prima volta alla Rai». Inevitabili le allusioni al festival «Raiset». Sal Da Vinci, che è il pupillo di Gigi D’Alessio, dimostra quanto sia importante la capacità di mobilitare i fan club per il televoto. L’evento della finale è stato ovviamente l’arrivo di Maria De Filippi, molto emozionata all’inizio, che si è autoassegnata con piacere al ruolo di divertita valletta, in eleganti abiti d’alta moda, sempre più sicura di sè. Ha preteso la sigla d’entrata (Barry White) e la cartelletta d’ordinanaza. Evidente l’intesa con Bonolis. Divertente l’intervista con Vincent Cassell che ha parlato in italiano e si è «immolato», in nome della pace tra Italia e Francia, facendosi dare una «zidanata» in petto da Bonolis, «io faccio Zidane e tu Materazzi» ha detto. Lampo di luce nel mare di canzonette con Annie Lennox sola al pianoforte a cantare Why. David Gandy, il super model dei faraglioni di Capri, ha fatto la sua parte, Luca Laurenti ha confermato di essere molto di più di una semplice spalla e come al solito un bravo cantante. Questo festival era cominciato nel segno della frase di Del Noce: «o va bene o si ridimensiona» ed è finito in un grande successo, al di là di ogni aspettativa. Per Paolo Bonolis una grande affermazione professionale, tale da rendere davvero difficile scegliere chi potrà succedergli nella conduzione. Anche se non è detto che, visto che l’anno prossimo sarà la 60/ma edizione, Bonolis non sia tentato di ripetere l’esperienza l’anno prossimo. Quest’anno, con la qualità del girone proposte, soprattutto con la serata di giovedì con il mix live di giovani e grandi come Zucchero, Pino Daniele, Gino Paoli, Riccardo Cocciante, Massimo Ranieri, Lucio Dalla, finalmente in scena per più del tempo di una canzone, ha dimostrato cosa potrebbe essere Sanremo, soprattutto se a condurlo c’è un grande mediatore tra cose diverse, come pretende lo spettacolo televisivo, come Bonolis. La gara a eliminazione tiene lontani i big e inesorabilmente anche quest’anno ha eliminato, al primo colpo, le canzoni che erano i fiori all’occhiello del cast, le giurie demoscopiche e il televoto non proteggono gli artisti. Non è un caso che da anni la qualità del girone giovani è superiore a quella dei big.