Mourinho risponde a Mihajlovic: “Conoscere l’avversario spesso non paga”

Che duello Mourinho contro Mihajlovic, Josè Mourinho contro Sinisa Mihajlovic, la vigilia di Bologna-Inter è tutta compresa nel botta e risposta fra Mourinho e Mihajlovic che và avanti da qualche giorno, ma che qualche mese fà aveva già fatto parlare i due allenatori rivali. Mourinho-Mihajlovic, siamo certi che è un duello che andrà avanti oltre la sfida di domani fra Bologna e Inter. La mano invece è già tesa. Almeno stando a quello che Mourinho dice in conferenza stampa. Sinisa Mihajlovic incassa solo belle parole dal tecnico portoghese, nonostante fra i due non ci sia simpatia. L’allenatore del Bologna aveva detto che non tutti all’Inter gli avrebbero stretto la mano e l’avrebbero guardato negli occhi. Ma Mourinho non ha cambiato opinione rispetto a qualche mese fa, quando augurò a Mihajlovic una grande carriera. «Io ho la stessa opinione, è un allenatore che lavora solo da 3-4 mesi ma ha grandissime capacità per fare una carriera importante. Gli auguro questo. Quando ho iniziato ho sentito un pò che gli altri colleghi più anziani non erano innamorati di me. La mia vita non è stata facile, per questo quando un giovane inizia non dico che sono uno che protegge, ma non ho mai messo un punto interrogativo davanti a qualcuno riguardo alla sua carriera. Lui ha tutte le condizioni per farla». Alle poche ore dalla sfida di campionato fra il suo Bologna e l’Inter, Mihajlovic ha ostentato sicurezza, rivelando di conoscere l’Inter come le sue tasche. Sarà un vantaggio in più? «Non lo so, parlatene con lui» dice Mourinho, che poi però si lascia sfuggire una valutazione: «Io penso che a volte con troppe informazioni i giocatori non sono nelle condizioni di lavorare bene, a volte non è positivo e viene un pò di confusione mentale». E per Mourinho può essere un bene conoscere meglio il Manchester United, avversario martedì negli ottavi di Champions? «Io non ho mai lavorato al Manchester, ci ho solo giocato contro 12 volte in tre anni ma non so, penso sia più importante non perdere la propria identità, ma io sono io e sono un allenatore che pensa con la sua testa e non per quella degli altri».

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