La Roma adesso è di tutti


­C’era una volta il calcio delle partite epiche e dei sentimenti, il calcio dei derby e dei calciatori bandiera. C’era una volta il calcio dei dribbling e della Coppa Campioni, ora siamo entrati nell’era del merchandising e della Champions League.
Una volta per fare una squadra di calcio bastavano un portiere, uno stopper, un mediano e un numero dieci. Ora gli undici giocatori più forti al mondo non sono sufficienti senza una società alle spalle che gestisca professionalmente le attività di comunicazione e il marketing.
Col passare degli anni il calcio è diventato uno sport-spettacolo amato e seguito in tutto il mondo con interessi mediatici, commerciali e finanziari senza precedenti; non potevamo pertanto pensare che rimanesse soltanto un gioco. Le partite più importanti sono seguite a livello planetario, gli stadi sono diventati luoghi di attrazione ed entertainment, il calciatore un investimento, i club veri e propri brand.
Le società calcistiche sono diventate imprese in tutto e per tutto. Oggi la loro attività non si limita solo alla preparazione e allo svolgimento dell’incontro agonistico ma i settori di attività in cui operano sono i più svariati, tanto da mettere i club al centro di processi e relazioni, aventi come protagonisti i mass media, le altre imprese e il publico degli appassionati e sostenitori.
Oggi un club non può esimersi da comunicare. La comunicazione, se inserita all’interno di specifiche politiche di gestione dell’impresa, riesce a facilitare il rapporto con i propri principali interlocutori: in primo luogo i tifosi, ovvero la ragione d’esistere del club, i media, ovvero coloro che danno voce e amplificano l’attività della società, i partner commerciali, ovvero coloro che offrono il supporto economico.
In poche parole, il calcio di oggi è diventato un vero e proprio business, dove il fattore economico cosi come quello sportivo, sono strettamente collegati uno con l’altro, e non possono essere trascurati se si vuole arrivare a livelli di vanguardia nel calcio moderno.
Per questo, un marchio cosi importante come la AS Roma, che rappresenta niente meno che la capitale D’Italia, la storia del mondo, non poteva rimanere indifferente a tutta questa rivoluzione.
Dopo tanti anni di gestione famigliare, di marketing e merchandissing inesistenti, cosi come una comunicazione precaria e deludente, è arrivato il momento di fare quel salto di qualità tanto acclamato da tutti.
Con l’arrivo degli americani tutto sta cambiando, pian piano è iniziata una vera e propria rivoluzione culturale per quanto riguarda il managment sportivo, il marketing e la comunicazione. La Roma sta entrando in una nuova dimensione dal punto di vista gestionale, che può permettere maggiori ricavi, la consolidazione del marchio Roma in tutto il mondo attraverso una participazione più attiva dei propri tifosi.
Tutto questo attraverso lo sbarco sui social network come Facebook e Twitter, la pianificazione di un nuovo sito internet all’altezza della squadra che molto sicuramente sarà online gia dal mese di gennaio, l’apertura dello sportello del tifoso, il miglioramento dello Stadio Olimpico, la costruzione di uno stadio di proprietà, la ristrutturazione di Roma Channel, la vendita online della biglietteria cosi come dei prodotti ufficiali della AS Roma, ecc.
Una cosa è certa, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, i tifosi romanisti saranno un fattore fondamentale in tutta questa nuova realtà, l’interazione con la società e viceversa sarà preponderante per aumentare i ricavi e in consecuenza raggiungere risultati sportivi importanti. I tempi cupi sembrano essere passati, ora il futuro ci appartiene e la nostra squadra del cuore anche.

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Riccardo Lelli.


7 commenti su “La Roma adesso è di tutti”

  1. Un calciatore può essere sopravvalutato dalla critica, dai tifosi, dai media, dai procuratori ; diverso è il caso del mercato.
    Chi mette fuori il denaro ci pensa due volte.

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  2. L’Analisi e’ piu’ complessa a mio avviso.
    Un calciatore e’ anche sopravvalutato dai media. E’ sopravvalutato anche perche’ gioca in una squadra famosa o e’ titolare nella sua rispettiva nazionale o perche’ il suo sponsor lo fa recitare nei suoi spot.
    Guarda il Man. City o l’Inter del primo Moratti. Rimango dell’idea che Osvaldo e Gago sono giocatori sopravvalutati dalla tifoseria romanista. E’ giusto che ci sia molta euforia presso la Roma, gli americani portano modernita’, hanno scelto gente competente nella dirigenza, insomma tutte novita’ per l’ambiente italico. Pero’ alcuni calciatori rimangono dei sopravvalutati.

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  3. Ci siamo raccontati da giorni che Luis Enrique, Osvaldo, Bojan, Lamela, Gago e tutti gli altri campioni della Roma, fossero delle incognite, dei rischi, degli investimenti a lunga scadenza. C’è pure chi ha sostenuto fossero attori mediocri.
    Però sono costati davvero tanto. Per giunta questa è stata anche l’accusa di coloro che hanno criticato quegli acquisti.
    Ma il tutto è sciocco e contraddittorio.
    Se un calciatore è scarso difficilmente tira su certe cifre.
    Il rischio lo corri quando prendi un calciatore sconosciuto, lo paghi due lire e lo butti sul campo come va, va.
    Poi capita che una volta su 20 va bene, ma tutte le altre è una catastrofe.
    Non mi sembra che sia andata così.
    Prendi dei campioni, li paghi una cifra, li metti assieme, e in cinque giornate diventano una squadra.
    C’è chi grida al miracolo, c’è chi sostiene, come me, che non è un caso.
    Ma veramente c’è chi crede che far giocare assieme Maradona (scarto del Barcellone) e Van Basten (calciatore sconosciuto portato da Silvio al Milan) sarebbe stato un rischio?
    Credo proprio di no.
    Le squadre non nascono quando assembli elementi mediocri.
    Ma se si spende denaro, la squadra si forma, i risultati arrivano è inutile continuare a parlare di rischi e squadra giovane.
    E questo non è parlare da tifoso, da inguaribile ottimista.
    E’ semplice analisi della realtà.

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  4. La roma sta nascendo e crescendo molto bene ma la dobbiamo lasciar crescere con calma in tutti i suoi aspetti…

    Qualcuno mi spiega cos’è “Lo sportello del tifoso”?A cosa serve?

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  5. Il business senza il calcio e senza i risultati non esiste.
    Da sempre.
    Prima il giornale lo leggevi su carta, oggi lo leggi sul tablet.
    Ma sempre notizie leggi.
    E’ cambiata la tecnologia, la capacità di raggiungere più individui, ma per il resto il solito ragionamento secondo cui ai vecchi tempi si stava meglio, mi sembra alquanto superficiale.
    Forse è cambiato il fatto che tutto questo business sta riguardando la Roma, che tutto sommato fino ad ora era a livello europeo una squadra a ridosso delle grandi.
    Ora abbiamo tutti il sospetto che con la nuova società si sia saliti di categoria.
    Come società e come risorse economiche non la vedo inferiore al Barcellona, al Real, al Manchester, o al Bajern.
    E con il denaro si ottengono sempre risultati.
    La balla che si vince con il cuore e con l’impegno non ha mai funzionato.
    Con questo principio la Roma avrebbedovuto all’attivo almeno una decina di scudetti ed un paio di coppe dei campioni.
    Il denaro non cresce sugli alberi.
    E quando arriva si vede la differenza.
    L’Inter e il Milan hanno riversato sul mercato fiumi di denaro. Cifre astronomiche. E il risultato c’è stato. Ed evidente.
    E non poteva essere diversamente. Cuore o non cuore, coraggio o non coraggio.

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