Arrigo Sacchi: “Si, c’? sudditanza”

Arrigo Sacchi«La sensazione è che la sudditanza psicologica ci sia». Il coraggio delle idee è di Arrigo Sacchi. De Rossi dice che la Roma “sarebbe prima con qualche punto di vantaggio in un campionato regolare”? L’ex ct, il profeta del calcio totale applicato all’Italia, viene in soccorso di Capitan Futuro: «Veniamo da anni di gravi irregolarità, dobbiamo ridare credibilità al sistema calcio. Non deve esserci neppure il sospetto. Ci sono stati errori sia per la Roma sia per l’Inter, ma la sensazione è che la sudditanza psicologia ci sia. Così finiamo sempre per incrementare la polemica». Cambiare idea? Macché. Sacchi tira dritto. Domenica sera, negli studi di Controcampo diritto di replica, l’ex tecnico di Parma, Milan e Atletico Madrid, era stato ancora più chiaro: «Mi vanno bene gli errori, ma se vanno distribuiti per entrambe le squadre. Invece a Milano l’arbitro ha avuto un comportamento che mi ha ricordato un recente passato». Quale, è facile immaginarlo. Calciopoli aveva travestito da “errori” (e così in buona fede) gli scippi bianconeri.
Il giorno dopo, Sacchi non ci ha ripensato: «La mia premessa è che amo molto il calcio, e sono dispiaciuto che molti appassionati si siano allontanati da questo sport. Che sia stata tolta loro l’illusione. Adesso sembra che il calcio sia l’esempio di tutte le cose negative che ci sono nella nostra società. Ma sugli arbitri sono sicuro che non ci siano organizzazioni atte a modificare i risultati». Una seconda Moggiopoli? No, quello no. Il "vate" di Fusignano ha le sue idee: «Stiamo pagando degli errori, ma gli errori ci sono sempre stati. Il problema vero è la poca considerazione che abbiamo della lealtà sportiva, siamo abituati a pensare male. C’è sempre stata un’atavica abitudine italiana ad aiutare chi è più forte. Dobbiamo stare molto attenti a queste cose. Collina deve giudicare non solo tecnicamente, ma valutare anche la personalità che gli arbitri hanno». Traduzione dal sacchiano: Brighi di Cesena non era il direttore di gara giusto nel giorno della santificazione del centenario nerazzurro.
«Dobbiamo riuscire a convincere anche i più scettici», spiega il buon Arrigo. Già, ma di cosa? «Che la regolarità fa parte del nostro sistema, che vince chi gioca meglio, senza fermarci al singolo episodio. Se "vivisezioniamo" un giocatore troviamo tanti errrori, ne fanno più degli arbitri. Gli arbitri devono essere tranquilli. Io ho allenato squadre importanti e ho trovato arbitri scadentissimi, anche peggiori di questi. Ma era chiaro che la sudditanza non c’era». Forse, quando Sacchi vinceva. Non certo oggi: «Ma dobbiamo evitarla, anche se fa parte del costume italiano. Vogliamo che il calcio sia al di sopra di tutto: è un allarme che invio a Collina, sapendo che è una persona leale».
La preoccupazione di Sacchi si sposa alla perfezione con le teoria del campionato sospetto (strumentalizzata da qualcuno) di Danielino De Rossi. Perché, e su questo Sacchi assume una posizione ancora più solare, chi sta facendo meravigliare il mondo è la Roma. E solo la Roma: «È la squadra più divertente in assoluto- dice ai microfoni di Radio Radio – con più fantasia. Al San Paolo pressava come non l’avevo mai vista, con grande determinazione. È in grande salute e in grande forma. Chi ama il calcio non può non amare la Roma. È una squadra che diverte e mi emoziona, che pratica un calcio moderno, attuale, totale, ricco di genialità».
Per Sacchi l’asso nella manica, magari non è un caso, è proprio Danielino nostro. L’ex allenatore di van Basten, Gullit e Ancelotti svela un aneddoto legato al suo periodo spagnolo, quando vestì per un anno (tra il 2004 e il 2005) i panni di direttore tecnico del Real: «De Rossi lo volevo portare a Madrid nell’anno buio che il giocatore ha avuto, ma il presidente (Florentino Perez, ndr) diceva che non aveva vinto il Pallone d’Oro. Gli risposi che però un giorno l’avrebbe vinto». Sacchi stravede per Capitan Futuro: «È un grande giocatore, che lavora per la squadra e non si fa mai rubare palla. Ti dà certezza, tranquillità, fantasia». E soprattutto dice sempre la cosa giusta al momento giusto. Senza bisogno di strumentalizzazioni.

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Da ilromanista.it