Enrico Maida: “Vittorie rubate e guardalinee miope”

Enrico MaidaParadossalmente all’Inter avrebbe giovato di più una sconfitta contro il brillante Parma di Di Carlo. Certe vittorie rubate con la complicità di un arbitro compiacente e di un guardalinee miope, non aiutano la causa. Volano parole grosse come «scandalo» e «vergogna». Esagerazioni, certo,di un mondo come quello del calcio abituato da sempre a vivere sopra le righe.
 
 Ma questo vento che continua a soffiare impetuosamente alle spalle di Mancini dà la stura ad accostamenti imbarazzanti con la Juve della vituperata Triade. Guarda quanto è strana la vita: fu proprio una vittoria palesemente rubata al Parma a provocare una specie di insurrezione popolare contro la Juve moggiana. Il gol annullato da De Santis (toh) a Cannavaro, che allora giocava nel Parma, fece scalpore più di qualunque campagna giornalistica e a conti fatti costò forse lo scudetto alla Juve, superata sul classico filo di lana dalla Lazio nella domenica del diluvio di Perugia.
 
 Collina se la ricorda bene quella partita: era lui l’arbitro con l’ombrello. Ed è lui, oggi, il gestore del nuovo disastro arbitrale. Forse non è giusto paragonare De Santis a Gervasoni, l’arbitro che ha regalato un rigore all’Inter dopo averne negato uno al Parma. De Santis era una vecchia volpe, Gervasoni è un ragazzo che ha alle spalle una dozzina di partite in serie A. E che non è stato sicuramente aiutato dal guardalinee Lanciano, quello che ha segnalato il «mani» di Couto. Insomma non si ha la sensazione di pilotaggi più o meno mascherati, ma di errori dovuti a imperizia o, al massimo, alla solita sudditanza psicologica che sembra far parte del dna arbitrale.
 
 La differenza, rispetto al passato, la può fare Collina che del resto è stato messo in quel posto con poteri assoluti per risolvere la più grande crisi della storia. Nel passato della onorata categoria certi errori passavano in cavalleria e in qualche caso chi sbagliava veniva addirittura premiato. Vediamo se è davvero cambiato qualcosa o se dobbiamo rassegnarci ad avere arbitri eternamente soggetti a un potere, qualunque esso sia.

Scritto da Enrico Maida nel Messaggero

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