Bovo: “Sbagliai a lamentarmi con Spalletti

Era il 23 giugno del 2006, Cesare Bovo si trovava con la moglie Lisa dall’altra parte del mondo, a Miami precisamente, e stava per entrare in aeroporto per prendere l’aereo che lo avrebbe riportato in Italia dalle vacanze. Alle 22.15 il suo telefono ha squillato. «Pronto Cesare, è la redazione del Romanista», «Come sono andate le comproprietà?», la sua risposta. «Sei stato riscattato dal Palermo». Dall’altra parte del telefono la pausa è stata lunga, come quelle di chi riceve una notizia che non vorrebbe mai sentirsi dire. «Non lo sapevo. In realtà sapevo che tra Roma e Palermo si era arrivati alle buste, ma non sapevo che mi aveva preso il Palermo». E’ passato circa un anno e mezzo da quel giorno, e Cesare Bovo a Palermo ci è rimasto solo pochi mesi, totalizzando una sola presenza in campionato. Il suo cartellino però è rimasto per metà di proprietà della società rosanero, che lo scorso anno lo ha mandato in prestito al Torino prima di cederlo, all’inizio di questa stagione, in comproprietà al Genoa. E proprio in rossoblù Cesare, che finalmente sembra aver messo alle spalle tutti i problemi fisici, sta confermando il suo valore. Che fosse un predestinato lo si era intuito fin da quando, bambino, arrivò alla Roma. Qualche giorno fa Bruno Conti, rispondendo a chi gli chiedeva se fosse stato Totti il giocatore più tecnico passato nel Settore Giovanile giallorosso, aveva risposto: "Veramente il più tecnico di tutti era Cesare Bovo". «Le parole di Conti mi hanno fatto molto piacere, e sabato quando lo vedrò lo ringrazierò. Sono molto contento per quello che ha detto».
Cesare, sabato c’è Genoa-Roma. Per te sarà la prima volta da ex. Sei emozionato?
«Non è una partita come tutte le altre, è una gara speciale anche se non mi farà perdere il sonno. Io sono un tipo tranquillo, chi mi conosce sa bene che dormo prima di tutte le partite».
Vieni da una famiglia di romanisti. Sarà una specie di derby.
«A casa mia si tifa Roma, da sempre, però non quando gioca contro di me. Sabato saranno tutti allo stadio e sono sicuro che faranno il tifo per me».
Facciamo un passo indietro. Giugno del 2006, il Palermo ti riscatta alle buste.
«La notizia della mia cessione me l’avete data proprio voi del <+corsivo>Romanista.<+tondo> Io ero in vacanza a Miami e stavo tornando in Italia. La Roma ha fatto delle scelte importanti, che vanno rispettate. Ci sono rimasto male non per le scelte societarie, ma per un desiderio mio personale, che era quello di affermarmi nella squadra in cui sono cresciuto e per la quale faccio il tifo fin da bambino».
Dopo la tua cessione nella nostra redazione sono arrivati molti messaggi di protesta.
«Li ho tenuti tutti, mi hanno fatto molto piacere. L’affetto dei tifosi mi fa sempre piacere, per me romano e romanista giocare nella Roma era il massimo, la squadra del mio cuore. Per questo ci sono rimasto male quando sono stato ceduto».
Sognavi di fare come De Rossi e Aquilani, che si sono affermati qui.
«Sono contento per De Rossi e Aquilani, ogni tanto sento qualche mio ex compagno. Io prima di tornare alla Roma ho fatto due anni a Lecce e uno a Parma che per me sono stati importantissimi: tornato a Roma la speranza di rimanere era tanta, ma non è andata così».
Il rapporto con Spalletti.
«Con lui ho avuto un buon rapporto, alla Roma siamo arrivati insieme. Il suo lavoro è sotto gli occhi di tutti, ha preso una squadra che la stagione precedente stava retrocedendo e al primo anno ha sfiorato la Champions (conquistata a tavolino dopo le sentenze di Calciopoli n.d.r.). La sua mano si è vista, adesso la Roma è tra le squadre più importanti in Italia e in Europa».
<+grassetto>Dal punto di vista personale, ti ha aiutato a crescere.
<+tondo>«Sono contento di quella stagione, per me è stato un anno importante, ho giocato praticamente in tutti i ruoli in difesa. A distanza di due anni dico che quell’esperienza mi è servita tantissimo. A volte ho sbagliato a dire di non essere stato contento di aver giocato fuori ruolo, oggi non lo rifarei».
<+grassetto>Dopo la partenza di Chivu, alla Roma manca un difensore con i piedi buoni. Uno alla Bovo…
<+tondo>«Non scherziamo, la Roma ha giocatori di livello assoluto, di un valore sopra la media. Mexes sta facendo benissimo, Juan è uno dei miei preferiti, Ferrari si fa trovare sempre pronto, Cassetti si è dimostrato un grande giocatore, Panucci lo abbiamo visto tutti anche con la maglia della Nazionale, per Tonetto ho un debole vero e proprio visto che ci ho giocato insieme nel Lecce».
Quindi se arrivasse una telefonata da Trigoria….
«Vivo alla giornata. Adesso penso solo al Genoa»
Ti sei ambientato benissimo.
«Avevo bisogno di una squadra che credesse in me e loro lo hanno fatto. Gioco in una difesa a tre, faccio il centrale che è il mio ruolo naturale, anche se a volte per necessità ho giocato spostato a destra o sinistra».
Genova o Palermo?
«Sono in comproprietà tra queste due società, ora sto benissimo e sono contento. Il Genoa ha puntato su di me, mi ha voluto nonostante lo scorso anno non avessi giocato quasi mai a causa di due infortuni. Per me l’importante è giocare, poi è logico che mi piacerebbe essere di una squadra e basta. Adesso però sono contento perché il Genoa ha fascino, storia. Sono stato accolto molto bene sia dalla società sia dalla tifoseria. Stiamo andando bene, l’inizio è stato difficile però siamo buona squadra e anche se siamo una neopromossa stiamo dimostrando di poterci stare in serie A. Dal punto di vista personale devo riuscire a confermarmi a certi livelli».
Si dice che sei finito sul taccuino di Donadoni.
«Qualcosa ho letto, ma sono tranquillo e sereno. Per prima cosa devo continuare a fare bene con il Genoa, poi si vedrà. Purtroppo dopo l’Under 21 e la Nazionale Olimpica mi sono infortunato. Ho perso la stagione più importante, quella che avrebbe dovuto consacrarmi. Se dovesse arrivare una chiamata sarei contento, la maglia azzurra è il sogno di ogni giocatore».

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