Marco Andreolli: “Stregato dalla passione dei romanisti”

Marco AndreolliUn’intervista-racconto. Un viaggio nei suoi segreti, nelle sue passioni, nel suo amore per il calcio. Marco Andreolli si presenta al pubblico giallorosso in un lungo ed interessante a tu per tu con le telecamere di Roma Channel.

Come procede il tuo recupero dall’infortunio?
"Piano piano sto riprendendo la condizione migliore. Spero di tornare al più presto a disposizione".

Cosa ti aspetti da questa esperienza in giallorosso?
"Mi aspetto molto. So di essere arrivato in una grande squadra, in un gruppo importante. Sono passato da una grande squadra ad un’altra grande squadra. Sono consapevole che lo spazio per mettersi in mostra è poco, sono l’ultimo arrivato ma non voglio sentirmi tale. Devo lavorare più degli altri per migliorare e per mettermi a disposizione del tecnico. Spero di riuscire a ripagare la fiducia che la Roma nutre nei miei confronti".

Quanto è difficile la crescita di un giovane in un grande club?
"Con tanti stranieri che militano nel nostro campionato, la spazio per i giovani è poco. In molti casi, per crescere, è meglio andare a fare esperienza sul campo. Si migliora anche sbagliando. Una squadra importante come la Roma, l’Inter, il Milan o la Juventus, non ti dà il tempo di sbagliare e quindi di migliorare. Un giovane deve crescere piano piano. In un club di primo è più difficile. Le squadre piccole, invece, sono quasi costrette a puntare sui giovani".

Il tuo caso è diverso: dalla Primavera dell’Inter alla prima squadra, poi il passaggio alla Roma.
"In passato, forse, avrei voluto fare esperienza in un club minore, ma non ne ho avuto modo. Poi in estate è arrivata la chiamata della Roma e sono stato felicissimo di essere arrivato qui. Era difficile dire di no. Qui c’è una programmazione che punta sui giovani, basta vedere i risultati di De Rossi e Aquilani. Sono stato contento della scelta fatta. Il gruppo mi ha accolto subito alla grande. Il tecnico e l’intero staff sono di altissimo livello. Spalletti punta sui giovani. Non guarda in faccia a nessuno: chi merita, gioca. Io dovrò esser bravo a sfruttare le occasioni che mi capiteranno".

E’ stato difficile passare dall’Inter alla Roma?
"Ho effettuato tutta la trafila nel Padova, poi quattro anni fa sono passato all’Inter. Non è facile cambiare città. Prima era un ragazzo, ora sono un professionista. Quando sono arrivato qui, mi sembrava tutto un po’ strano, ma lentamente mi sono abituato. Del resto, questo è il nostro lavoro. Roma è una città particolare. L’ambiente è speciale, così come il calore del pubblico. E’ impressionante. A Milano l’affetto del pubblico non si sente così da vicino. Ma il calore della gente, che esternamente può sembrare eccessivo, è molto importante per un giocatore".

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Quando sei arrivato a Trigoria, Totti è stato il primo giocatore che ti ha accolto.
"E’ stato un momento molto bello che ricorderò per sempre. Ho avuto a che fare con grandissimi campioni all’Inter, ma non mi era mai capitato di incontrare un calciatore importante e un simbolo come Totti. Quella stretta di mano è stata molto emozionante. Ho apprezzato molto che dopo Spalletti, sia stato lui il primo ad accogliermi".

Come vedevi la Roma da avversario?
"In questi ultimi anni è la squadra che gioca il miglior calcio. Ogni volta che mi capitava di affrontarla, i pensieri e le preoccupazioni non erano pochi. La vedevo come una grandissima squadra. Ma non voglio più parlare da interista, perché ora mi sento della Roma".

Un confronto tra Mancini e Spalletti?
"Due grandissimi allenatori, oltre che due grandissime persone. Entrambi allenano due squadre importanti, dotate di giocatori di altissimo livello. Qui a Roma, rispetto a Milano, si lavora di più dal punto di vista tattico. Il gioco e i movimenti che fa la squadra, del resto, richiedono grande lavoro. All’Inter, il mister dava tutto per scontato: nel senso che, con tanti campioni affermati, si dedicava poco spazio all’allenamento della tecnica. A Trigoria, invece, anche a fine allenamento, si fa molta più attenzione al lavoro dedicato alla tecnica individuale. Ci si sofferma di più sui singoli per farli migliorare".

Un confronto tra le città di Roma e Milano?
"Sono le due città più grandi e più importanti d’Italia. La differenza tra i 6 milioni di abitanti di Roma, però, e i 2 milioni di abitanti di Milano si fa sentire. Già il passaggio da Padova a Milano è stato pesante. Roma è una città imponente. Il clima e l’ambiente sono diversi. E’ differente il calore del tifo. A Milano la gente ferma i calciatori per strada, ma non c’è quell’affetto e quel calore che ho trovato a Roma. Qui il tifoso ti ferma e ti chiede un autografo, una foto, ti dà consigli e suggerimenti".

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Raccontaci un tuo aneddoto con i tifosi della Roma?
"Qualche tifoso ha avuto da ridire sugli specchietti della mia macchina. Sono bianchi e neri… ma non per motivi di fede calcistica ma perché mi piaceva quell’abbinamento di colori".

Come hai cominciato?
"Ho cominciato da subito a giocare a calcio. A sei anni giocavo con mio padre nel campetto vicino casa. Poi ho iniziato con la squadra della Parrocchia ed ho effettuato i corsi estivi con il Padova. La Società mi ha chiamato e così ho effettuato tutta la trafila fino agli Allievi Nazionali. Grazie anche alla convocazioni con le Nazionali giovanili è arrivata la chiamata dell’Inter. Sono stato due anni a Milano con la Primavera e poi sono passato in prima squadra".

Il tuo ruolo è stato sempre quello del difensore?
"Come tutti i bambini che iniziano a giocare a calcio anche io pensavo solo a far gol. Poi con il Padova ho iniziato a centrocampo ma per necessità l’allenatore mi ha spostato in difesa. All’inizio non mi divertivo perché con il Padova affrontavamo sempre squadre più deboli e la palla arrivava poche volte dalle mia parti. Mi piaceva molto giocare palla a terra e quindi ogni tanto ritornavo nel ruolo di centrocampista. Per fortuna però che sono cresciuto come difensore. È andata bene".

C’è un modello a cui ti ispiri?
"Ce ne è uno, ma è meglio non dirlo per i trascorsi che ha avuto…".

Come è Andreolli fuori dal campo?
"Il calcio è il primo amore ma ho anche altri interessi. Avendo frequentato il liceo artistico sono appassionato di architetture e design. Mi sarebbe piaciuto proseguire gli studi iscrivendomi all’università alla facoltà di architettura, ma il lavoro ha impedito questo piccolo sogno. E’ stata una rinuncia ma spero in futuro di completare gli studi perché l’arte mi piace davvero molto: appena posso infatti vado a vedere le mostre ed i musei. L’ho fatto a Milano e spero di farlo anche a Roma. Per il resto sono un ragazzo normale di venti anni".

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Quanto pesa per un giovane vivere lontano dalla famiglia e dagli amici?
"Non ho molti amici qui a Roma essendomi trasferito da poco e questo un po’ pesa per un ventenne. Nei giorni liberi però cerco di stare in famiglia e con gli amici".

L’amore?
"Non so se è l’amore della mia vita, è presto per dirlo, ma sto vivendo una storia importante da più di due anni con una ragazza conosciuta a Padova. Abbiamo abitato insieme a Milano, lei si è trasferita lì per studiare. Ora siamo separati ma so che il distacco ci farà bene".

Le tue passioni musicali?
"Ascolto quasi tutto. Cambio genere a secondo del momento e dell’umore. Il gruppo che ascolto di più sono gli U2. Sono un loro grande fan, ho quasi tutti i loro cd, ma purtroppo ho perso il loro ultimo concerto a Milano. Mi piace anche Ligabue e lo andrò ad ascoltare dal vivo qui a Roma nel suo prossimo tour. Ovviamente, come tutti i miei compagni, ho la mia play list nell’iPod che ascolto nel tragitto da Trigoria allo stadio. Ho scelto musica molto ritmata per cercare di caricarmi per la partita".

Il tuo film preferito?
"Non ho un grande rapporto con il cinema. Solo ultimamente lo sto riscoprendo poiché con Brighi andiamo spesso nei centri commerciali a fare incetta di dvd e libri. Devo ancora trovare un film “tipo”. Ultimamente però ho rivisto con piacere “Ogni maledetta domenica”. E’ un film che offre molti spunti ed insegnamenti specie per un calciatore".

Un saluto ed una promessa ai tifosi della Roma…
"E’ difficile fare promesse. Posso dire di essere strafelice di far parte di questa squadra e di essere contornato dall’affetto di tutti: quello dei tifosi, quello della famiglia Sensi, dell’allenatore, dello staff, e ovviamente quello dei compagni. Cercherò di lavorare tanto per farmi trovare pronto nelle occasioni che mi capiteranno. Voglio ripagare la fiducia che la Roma mi ha dimostrato anche in questo periodo in cui sono stato infortunato. Il mio piccolo sogno è quello di rientrare a cinque-dieci minuti dalla fine del derby e segnare il gol decisivo".