(NEWS ROMA, LEGGO) – L’ultima: 16 milioni di euro più cartellino d’Abate per Vucinic. Sarebbe questa la proposta del Milan alla Sensi nel caso in cui Galliani non riuscisse a tesserare Luis Fabiano. Lo ha detto anche Leonardo: «Senza brasiliano, abbiamo già pronta l’alternativa». Il montenegrino piace a Milano e, soprattutto, è in partenza da Roma. E poi col Diavolo, si sa, c’è il patto. E’ storia l’idillio fra Galliani e Rosella, così come la "benevolenza" meneghina che assicura di aver lasciato alla Roma Mexes e, prima ancora, persino Totti. I rossoneri sembrano sempre pronti a prestare qualcuno (Jankulovski o Borriello) un po’ come il Real: forse Ernesto Bronzetti c’entra qualcosa visto che lavora tra Milano e Madrid. Anche per questo Vucinic se ne potrebbe andare. O lui o Aquilani, oppure tutti e due, dipende dai potenziali sviluppi a catena che potrebbero innescarsi nel mercato. Se dovesse restare il Principino a quel punto Brighi sarebbe l’altro serio indiziato ad andarsene: la Fiorentina sta sempre lì. Aquilani è rimasto sorpreso ma non troppo delle parole di Spalletti e Conti dopo il Blackburn: d’altronde quella di Alberto sembra una partenza programmata da tempo, che aveva fatto già discutere quest’inverno, e il rinnovo del contratto non ha detto niente in contrario. Anzi. A ben guardare tutti quelli che hanno recentemente rinnovato sono papabili partenti: Vucinic, Aquilani, Juan. Brighi lo reclama, apposta è sulla lista. Ma, si dice, serve. Di certo, perlomeno, una punta arriverà e stavolta, dovrebbe essere forte di testa, brava negli spazi e con un certo peso specifico in termini di chili e centimetri, come Spalletti chiede da quattro anni. Uno così ancora non glielo hanno comprato, in compenso in questi anni se ne sono andati Samuel, Emerson, Carew, Cassano, Chivu, Mancini, senza dimenticare gli "scivoli" a Cafu, Dacourt… Ma tutti e sempre soltanto per il bene della società, anche se la società – notizia di ieri della Deloitte – è la nona squadra al mondo come fatturato (195 milioni!). Ormai siamo al paradosso: il romanista si ritrova costretto a tifare per la cessione di questo o quell’altro. E allora ritorna in mente il suonatore Jones di De Andrè che chiedeva al venditore di liquore: «tu che lo vendi cosa compri di migliore?».