Brunetto Conti: il primo tifoso

E’ stato lui l’eroe del secondo scudetto della Roma insieme a Pruzzo, ad Agostino di Bartolomei, al divino Falcao ed al sopracigliato Carletto Ancelotti (futuro molto lontano allenatore della Magica) ed è stato mattatore della coppa del mondo nel 1982. Stò parlando di Bruno Conti le sue gesta, i suoi dribbling erano oro per i nostri occhi, faceva cose con la palla al piede su quella fascia da vero fuoriclasse, MaraZico veniva chiamato qui perchè la sua infinita classe ricordava un pò Maradona ed un pò Zico. Era il pupillo del Mitico presidente Viola che lo considerava come un figlio. Nella sua partita d’addio, le lacrime scendevano a flotte perchè sapevamo bene noi di un’altra generazione, ancora inconsapevoli di Totti, che un campione così difficile trovarlo nel mondo. Ricordo ancora quella serie di finte ubriacanti nella finale di Coppa del Mondo, prima a destra poi a sinistra di nuovo a destra ed ancora finire a sinistra  per poi crossare e far segnare Paolo Rossi.Qui è venuto giovanissimo e da qui non se n’è più andato, sposando per tutta la vita questi colori, questa società che per lui vale più di ogni altra cosa, la sua crineria al vento che sfoggiava ad ogni partita era simbolo di una Roma ad alti livelli, una Roma che contro tutto e tutti vinceva il tricolore ed arrivava l’anno successivo a quella sfortunata notte di 26 anni fa dove nel nostro stadio olimpico si disputò  la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool persa malamente ai rigori. Ma la storia come si sà può ripetersi ma con scenari e finali molto diversi e quest’anno la finale si gioca qui come nel lontano 1983 e lui c’è sempre, non come veste di giocatore, ma è lì in panchina ad incitare, a soffrire, a gioire, in una forma fisica invidiabile che ancora, se avesse possibilità a più di 54 anni suonati, farebbe girar la testa a qualcuno in campo, un vero Tifoso-Professionista che anche quando ci ha segnato il figlio su punizione, lui non ha battuto ciglio, un pò contento ma dispiaciuto per la sua Roma ed al gol di Vucinic è corso ad abbracciarlo sotto la Sud come se volesse rispondere all’esultanza del figlio 30 minuti prima. Sono molto legato a lui anche perchè siamo nati nello stesso giorno e nello stesso mese il 13 di Marzo. Sei GRANDE caro Bruno, noi ti vogliamo bene, e siamo fortunati ad averti nella nostra Roma, e ti auguro tanto che quella agognata Coppa Dei Campioni persa 26 anni fà, tu la possa alzare a Maggio insieme a noi nel nostro Stadio e tutti insieme con te fare 10 giri di campo e questo non deve essere soltanto un sogno.

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