L’Espresso: quante spine per Rosella

A quasi tre mesi dalla scomparsa del padre Franco, amatissimo dal popolo giallorosso per cui si era svenato investendo nella squadra 250 milioni di euro, Rosella Sensi, nella nuova stagione della sua presidenza, prima quota rosa del calcio italiano, è sotto tiro. A 360 gradi… I romanisti alle porte di Trigoria tenuti a malapena a bada. La pelata dell’allenatore Luciano Spalletti in bilico, in perivolo persino i suoi figli che, ha raccontato, non vogliono uscire di casa. Le liti nello spogliatoio tra mister e giocatori. Il quotidiano Il Romanista che titola impietoso “Presidente dove sei?”. E il gelo tra lei e il capitano dei capitani, Francesco Totti, torturato da un ginocchio in fallo, desideroso di allungare il contratto (scadenza 2010) fino al 2014 alla stessa cifra: cinque milioni e mezzo a stagione. Lei nicchie. Lui ci rimane male pensando alla sua fedeltà da carabiniere al “core de sta città” (la Roma, non Rosella). Una bufera. A due velocità. Una calcistica. E l’altra finanziaria. Unicredit, in balia delle montagne russe della Borsa e con la finanziaria mondiale sotto scacco, ha risposto picche alla richiesta di una proroga a marzo. E il tam tam curve-tribune è pronto a informare che le proposte dei due (anonimi) gruppi americani e di un fondo arabo (vicino al colonnello Gheddafi o al tunisino Tarak Ben Ammar?) esaminante in questi giorni, sono ferme alla metà dei 283 milioni offerti in primavera da George Soros per l’acquisto della squadra. Le è stato rimproverato tutto. Il carattere difficile e schivo: non si fida di nessuno e vede nemici dappertutto. Il decisionismo anche sui calciatori (Bruno Conti, responsabile tecnico, Daniele Pradè, direttore sportivo, vengono solo consultati, Spalletti poco). Il fatto che mandi il marito a trattare con i giocatori (ha negoziato lui il passaggio di Chivu all’Inter). Le apparizioni troppo rare a Trigoria, la cittadella della Roma. Le sparizioni dopo le sconfitte, accampando improvvisi e provvidenziali malanni. Le assenze anche dopo le vittorie. Poi, l’aver stretto buoni rapporti con Luciano e Alessandro Moggi, quando erano in auge, e con Adriano Galliani (al contrario del padre, grande antagonista del cartello delle squadre del Nord), tanto da diventare vice presidente della Lega Calcio. Ma anche il rapporto privilegiato con Marione, conduttore del seguitissimo programma Te la do io Tokio, su Radio Centro Suono Sport, l’unico al quale si concede. Infine, l’ostracismo nei confronti del quotidiano Il Romanista reo di pubblicare nella pagina delle lettere le critiche dei tifosi su di le senza censurarle. Lei, a cavallo delle onde della bufera, si è blindata più che mai a Villa Pacelli, la residenza di famiglia. Al suo fianco, il fidatissimo Gianroberto De Giovanni, l’avvocato di 39 anni che ha seguito tutte le trattative. L’editore Pippo Marra, consigliere della Roma, amico personale, riservato come può esserlo un calabrese riservato. Il consulente Enrico Bendoni, vicino ai Sensi. Purtroppo, nemmeno l’ipotetica vendita di Torrevecchia placherebbe la scadenza bancaria di dicembre. Per far fronte al debito bisognerebbe anche cedere i depositi petroliferi di Civitavecchia, valore 50 milioni. Il resto del patrimonio non può alzare granché, visto che gli alberghi, la tenuta La Leprignana, e il Corriere Adriatico sono stati già alienati. A comprare il quotidiano è stato proprio Caltagirone che, tra l’altro, controlla il 4 per cento del Monte dei Paschi di Siena, banca creditrice di 50 milioni di euro dai Sensi. “Caltagirone dimostri di avere un’anima e salvi la squadra”, auspica una persona vicina alla vedova Maria e alle tre sorelle Sensi. “Questa città gli ha dato tanto. Ora sarebbe arrivato il suo turno”. Su un punto Rosella sembra essere ferma: ora non si può vendere nulla. La crisi finanziaria ha falcidiato le stime degli asset di Italpetroli. E in città, tranne Caltagirone, nessuno ha i quattrini e le spalle per rilevare la Roma che, secondo gli esperti, con il marchio e con il nome di Totti idolatrato persino in Cile (anche lì lo chiamano affettuosamente “el pupone”) ha un potenziale sfruttato ancora in minima parte. Quindi, le soluzioni da sondare sono altre. Per esempio, mettere su una cordata di imprenditori modello Alitalia. Coinvolgere i fratelli Toti, i potenti costruttori rivali di Caltagirone, Alberto Tripi, il re dei call center, Giovanni Malagò, l’imprenditore dalle mille relazioni, e tanti altri romanisti doc e vip che con una cifra contenuta potrebbero passare alla storia come i salvatori della squadra del cuore. E soprattutto, da poteri forti metter le mani sul potere capitolino più forte che c’è.Fin dai tempi di Franco. Il controller del gruppo Cristina Mazzoleni, la bravissima donna dei conti. E i discretissimi banchieri Giampietro, Angelo e Arturo Nattino, proprietari della Finnat (nel cda i Buitoni, i Rattazzi, i Violati), advisor di Italpetroli, dagli stretti legami con il Vaticano e con Franco Caltagirone, uno degli uomini più liquidi d’Italia. E il capofila degli imprenditori interessati ai terreni di Torrevecchia: 29 ettari valutati 100 milioni diventati edificabili con la giunta di Walter Veltroni a patto di costruire la Cittadella dello Sport. Ma il terremoto politico romano ha complicato il cammino. E ora il dossier è fermo sul tavolo del sindaco Gianni Alemanno. L’altra strada è ripescare il progetto della Kpmg e dello studio legale Tonucci sull’azionariato popolare, presentato nel 2005 dalla Fondazione Roma Europea e da Il Romanista. Tra i relatori Giuseppe De Rita, Cesare Sanmauro, Riccardo Luna e Maurizio Costanzo (fra i primi sostenitori di questo modello per la Roma). Un piano più semplice da realizzare che altrove, calcolando che la maggior parte dei tifosi giallorossi sono correntisti Unicredit (li ha ereditati da Capitalia). Allora, la figlia di Sensi lo prese come un’offesa, interpretandolo come un giudizio negativo sulla famiglia. Ma oggi, come direbbe “miss Rosella, è un altro giorno.

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10 commenti su “L’Espresso: quante spine per Rosella”

  1. Romanista1992 è quello il problema.

    Come ha già detto qualcuno prima di me ci sono radio che manipola l’informazione: fanno passare i Sensi come benefattori, i giocatori venduti come mercenari, i nuovi acquisti come fenomeni, ecc.
    La cosa grave è che alcuni tifosi (soprattutto i più giovani) gli vanno dietro.

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  2. romanista 92 , sono d’accordo ma purtroppo moltissimi tifosi vengono ingannati da radio e giornali(vedi marione ..) a braccetto con la sensi (vedi Riccardo Luna del romanista costretto a dimettersi perchè così voleva rossella)

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  3. la roma deve essere libera dai palazzinari dai politici da tutto il lerciume che le si e’ sempre accostato attorno e non certo per il bene della squadra sul campo… il fatto che rosella non abbia venduto agli stranieri… gli unici avulsi da questa marmaglia… mi lascia pensare…e non certo al meglio… via la roma dalla vista di galliani carraro o dalle mani dei politici e palazzinari romani… o sei con loro rosella… e allora mi confermi quanto di non bene penso della tua gestione…oppure fa un atto d’amore e lascia la roma libera e forte a cordate estere piu serie

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  4. Perchè quando ci fu l’interessamento di Soros (ammesso che ci fu) i tifosi non hanno fatto nulla?…E’ vero, se la Sensi aveva intenzione di non vendere lo avrebbe fatto comunque…però i tifosi dovevano fare qualcosa….del Torino apprezzo solamente una cosa, Cairo disse: SARO’ PRESIDENTE DEL TORINO SINO A QUANDO I TIFOSI LO VORRANNO…

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  5. Lasciate sta Rosella, nn farà mai scelte che ledono la roma. Perchè La roma la Ama come il Padre. Tale padre, tale figlia. i detti sono importanti. Gli altri MA CHI CAAAZZO LI CONOSCE! :22: :26: :25: :26: :25:

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  6. intanto diciamo subito che il dott. Caltagione è una delle persone più influenti della finanza italiana :14: , pertanto benvenga a rilevare gli asset della asROMA. Con persone come lui avremmo le spalle più coperte e saremmo più rispettati istituzionalmente :1:
    Sugli altri soggetti stranieri non saprei cosa dire…
    Vero è che la crisi finanziaria mondiale ha trovato Unicredit un po’ esposta pertanto è facile immaginare che la sua politica di credito sarà più restrittiva anche nei confronti di Italpetroli e di conseguenza anche asRoma avrebbe problemi reali di sviluppo. La necessità di incrementre il capitale societario è esiziale. Tra le ipotesi si parla anche di azionariato popolare, ma ritengo questa una soluzione da considerare come ultima, preferendo avere alla guida un personaggio importante…

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