La Roma dei romani all’inseguimento

Rassegna Stampa – (Gasport) – È una storia fatta in casa, e a guardare bene opposta alla Storia – quella con la «S» maiuscola – che ha creato la leggenda della città. Se la Roma padrona del mondo è nata sulle fondamenta di una monarchia a connotazione etrusca e sull’architrave di un impero a direzione cosmopolita, l’Associazione Sportiva Roma ha scelto da anni una strada diversa, corroborandola sempre più col passare degli anni. «La Roma ai romani», potrebbe essere lo slogan. Assai autarchico e in certo modo speculare alla «internazionalità» dei rivali nerazzurri.

Sensi & C. Insomma, quasi un motivo di vanto, se si pensa che né nel panorama italiano di serie A né in quello internazionale (di vertice) risulta un fenomeno simile. Dove è possibile trovare un club che ha il presidente, l’allenatore, il capitano, il vicecapitano e il direttore sportivo tutti nati nel Comune dove operano? Sgraniamo il rosario: Rosella Sensi (nata in zona Aurelia), Claudio Ranieri (nato San Saba ma cresciuto al Testaccio), Francesco Totti (Appio Latino), Daniele De Rossi (Ostia), Daniele Pradè (Aventino). Istruzioni per l’uso: non abbiamo preso neppure in considerazione una bandiera giallorossa come , «colpevole» di essere nato a Nettuno, cioè ad una sessantina di km dalla Capitale. Italia & Europa In Italia, come detto, non c’è neanche il binomio presidente-allenatore ad avvicinarsi, anche se a sfiorare il colpo è l’Atalanta col patron Ivan Ruggeri e Bortolo Mutti, nati in provincia di Bergamo (a Telgate e Trescore). Già per il capitano, però, si va lontano, visto che Doni è nato (proprio) a Roma. Guardando all’estero, la vocazione catalana del Barcellona va però a pescare l’allenatore Guardiola non in città, bensì a Santpedor, ed il capitano Puyol a La Pobla de Segur. Il Real Madrid si arena già al tecnico (il cileno Pellegrini), il Valencia è abbastanza autoctono ma l’allenatore è il basco Unai Emery, il Valencia ha in panchina Alvarez di Marchena.

In Inghilterra, fra Chelsea, United, Liverpool e City, solo a livello di proprietà va forte addirittura l’estero; in Germania l’autarchico Bayern Monaco ha una panchina olandese (Van Gaal), mentre in Francia Lione e Bordeaux sono affidati ad allenatori rispettivamente di Castres ( Puel) ed Ales (Blanc). Ma neppure realtà più piccole possono eguagliare la Roma, se si pensa che la storica «diversità» basca dell’Atletico Bilbao si arena subito sull’allenatore (Caparros: andaluso). E in Scozia? Il Celtic Glasgow ha un tecnico nordirlandese (Lennon), mentre i Rangers lo hanno sì scozzese ma di Lanark. Titoli di coda sul Portogallo. Scartate in fretta Porto e Sporting, il coriaceo Benfica mette in archivio i primi due elementi (presidente e allenatore), ma scivola sul capitano, che è il brasiliano Luisao. Che dire? Come si vede, non c’è neppure bisogno di calare il pokerissimo giallorosso per non trovare copie. D’altronde, «Roma è diversa da tutti» recitano in coro da anni capitan Totti & C. Per questo vincere, forse, avrebbe un sapore diverso. «Internazionalità» nerazzurra permettendo, ovviamente.

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