Rinvio a giudizio per 14 persone

Associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito. Sono i reati per cui la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per la vicenda della costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. Sotto accusa l’immobiliarista Luca Parnasi ed altre 14 persone, tra cui Adriano Palozzi, all’epoca dei fatti vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio per Forza Italia, Michele Civita, ex assessore regionale e attuale consigliere del Pd, Davide Bordoni, consigliere capitolino di Forza Italia e il soprintendente ai beni culturali di Roma Francesco Prosperetti.

Per questa inchiesta, i cui accertamenti sono stati coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, nel giugno scorso furono eseguiti 9 arresti. Per Luca Lanzalone, ex consulente delle giunte M5s di Livorno e Roma e poi presidente di Acea, è stato disposto da diverse settimane il giudizio immediato. Il manager a inizio 2017 faceva da referente di fatto del Campidoglio nella trattativa con la società Eurnova per la costruzione del nuovo impianto sportivo e che lo stesso Parnasi definiva ‘Mr. Wolf’, come il noto “risolvi problemi” del film Pulp Fiction.

In base alla richiesta di rinvio a giudizio fatta dal pm Barbara Zuin e sottoscritta dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, le fattispecie sono contestate a seconda delle singole posizioni dei 15 indagati per la vicenda della costruzione dello stadio della Roma a Tor di Valle. Centrale nella prospettazione accusatoria è la figura del manager ed immobiliarista Luca Parnasi. Lui continua ad essere ritenuto “capo ed organizzatore” dell’associazione a delinquere. Ultimo capo d’imputazione dell’elenco preparato dagli inquirenti è quello che riguarda il soprintendente Francesco Prosperetti. Il dirigente – secondo i pubblici ministeri – avrebbe abusato dei suoi poteri di pubblico ufficiale nell’ambito delle procedura amministrativa legata al nuovo impianto e per questo è accusato di aver “abusato della sua qualità e dei suoi poteri di pubblico ufficiale”.

Prosperetti, chiamato ad intervenire nel procedimento avviato dal precedente soprintendente per l’apposizione del vincolo monumentale sull’ippodromo Tor Di Valle – sempre secondo i magistrati – “abusando della sua qualità e dei suoi poteri di pubblico ufficiale, previi accordi con Paolo Desideri – si legge nel provvedimento – induceva indebitamente Parnasi ad attribuire a Paolo Desideri l’incarico professionale di “progettazione della ricollocazione e ricostruzione di una campata strutturale dell’ex Ippodromo Tor Di Valle”, per un corrispettivo complessivo di oltre 200mila euro, parzialmente corrisposto al Desideri, “quale adempimento necessario al fine di richiedere l’archiviazione della proposta di apposizione del vincolo”.

(askanews)

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