Tre gare in sei giorni, la Roma e Ranieri si giocano tutto

Tre gare in sei giorni, la Roma e Ranieri si giocano tutto

Tre gare in sei giorni per capire molto. Forse tutto di quello che resta della stagione della Roma. Napoli, Fiorentina e Sampdoria sono il crocevia del rush finale in campionato. Che si divide tra una rincorsa all’ultimo respiro per strappare un posto in Champions e il rischio di scivolare addirittura ai margini dell’Europa League. Perché la Roma è questa: tutto o niente. Soprattutto considerando che la squadra allestita quest’anno vive di alti e bassi e non fa della personalità il suo punto forte.

TERAPIA D’URTO Ranieri ne è consapevole. Oggi sono trascorse tre settimane da quando è subentrato a Di Francesco. Lo ha fatto in punta di piedi cercando l’appoggio della tifoseria dopo aver constatato immediatamente la fragilità del gruppo. Gli sono bastati però 180 minuti per cambiare strategia comunicativa. E le parole nel post-gara di Ferrara ne sono la dimostrazione. Quel «non siamo stati squadra» dice tutto. Dello spogliatoio e dei singoli che in campo hanno paura di loro stessi e di chi hanno davanti. Ecco perché l’allenatore ha subito provato l’all-in mediatico, parlando più da dirigente che da tecnico.

Le gare sino al termine del campionato sono dieci ma se la Roma (attualmente a -4 dal Milan, quarto) dovesse rallentare ulteriormente nelle prossime tre, le ultime sette si trasformerebbero in una lunga agonia. Sir Claudio sa di aver rischiato. Bisogna vedere, già domenica con il Napoli, se il suo discorso (con riferimenti agli ingaggi da meritare), sarà utile. L’allenatore di solito non si rivolge così ai suoi giocatori che spesso certe parole le ricordano. Soprattutto quando le cose da male posso volgere al peggio. Ieri, con i nazionali rientrati a Trigoria, ha voluto nuovamente confrontarsi con il gruppo. Poi s’è dedicato a colloqui singoli (tra questi Dzeko, lusingato dal West Ham anche se lui aspetta l’Inter, e Olsen).

Discorso, quello allo spogliatoio, volto a richiedere sia maggiore unità d’intenti che consapevolezza della possibilità di centrare la Champions. Anche perché il momento per rientrare o quantomeno rimanere in scia è questo: la Roma ha un calendario in salita ma Milan e Inter non sono da meno. Nelle prossime tre partite, Gattuso affronta la Sampdoria e la Juventus in trasferta, intervallate dall’impegno casalingo contro l’Udinese in piena lotta per la salvezza. L’Inter (ora a +6) ha Lazio e Atalanta a San Siro più l’insidioso match fuori casa contro la Spal. E dopo due turni c’è Inter-Roma (20 aprile).

ROTAZIONE IN DIVENIRE Il futuro è dunque adesso. Tre partite decisive nelle quali ruotare una rosa ancora al minimo. Ieri De Rossi è tornato ad allenarsi parzialmente con il gruppo ma giocare con il Napoli è un’altra cosa. Oggi Pellegrini si riaggregherà alla squadra: entrambi possono essere convocati puntando però ad un buon minutaggio nel match infrasettimanale contro la Fiorentina. Più dubbi su Manolas anche se Ranieri non ha perso le speranze di averlo almeno in panchina.

Diverso il discorso per Under e Kolarov che sono a disposizione per domenica, avendo più allenamenti nelle gambe dei compagni. Out invece Florenzi, Pastore e El Shaarawy. Contro Ancelotti si va verso la conferma del 4-4-2 con Dzeko – non al massimo per un leggero fastidio alla coscia e ancora alla ricerca del primo gol stagionale all’Olimpico – pronto a far coppia con Schick.

(Il Messaggero, S. Carina)

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